Una Leopolda di lotta e di governo. Question time per i ministri

Leopolda 2015
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento di apertura dei lavori alla Leopolda, Firenze. 
ANSA MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Alla kermesse arrivano le interrogazioni per i membri del governo. Le bandiere del Pd? “Non è un meeting di partito, ma un incontro di persone che credono nella politica”

“Quattro ministri saranno interrogati dai partecipanti alla Leopolda in modo innovativo e divertente. Divertente per noi sicuramente, spero anche per i ministri”. Ecco quale sarà la novità della Leopolda 6, annunciata da Renzi nell’ultima eNews. Eliminati i tavoli, arriva il question time. D’altra parte, lo stesso Renzi aveva detto lo scorso anno che questa Leopolda sarebbe servita a verificare i primi risultati del governo e lo strumento scelto resta in linea con lo spirito partecipativo della kermesse.

I nomi dei ‘malcapitati’ non si conoscono ancora, ma è facile ipotizzare che il premier punterà sui temi che gli stanno più a cuore: economia (Pier Carlo Padoan), lavoro (Giuliano Poletti), cultura (Dario Franceschini), pubblica amministrazione (Marianna Madia). Paolo Gentiloni non potrà esserci, perché sarà impegnato a Roma per una conferenza sul Mediterraneo (ma le questioni internazionali saranno ben presenti nel discorso di Renzi, che cade a un mese esatto dagli attentati di Parigi), mentre Maria Elena Boschi avrà un compito più politico: sarà lei a introdurre i lavori, marcando anche il ruolo di padrona di casa.

Pur senza replicare direttamente, il premier risponde anche alla polemica che torna ciclicamente sulla presenza o meno delle bandiere del Pd (Pier Luigi Bersani aveva detto che sarebbe andato a Firenze solo se ci fossero state). “La Leopolda non è un meeting di partito – scrive Renzi – ma un incontro di persone che credono nel valore della politica. È benvenuto chi vuole condividere idee e proposte, con coraggio e semplicità. Bandito l’uso del politichese, tempi di intervento 5 minuti, apprezzate le proposte più che le polemiche”.

Una stoccata più diretta alla minoranza dem, Renzi la riserva in chiusura dell’eNews quando, rivendicando le 20mila iscrizioni al Pd effettuate nel corso della mobilitazione dello scorso fine settimana e il milione di opuscoli informativi distribuiti ai banchetti, si dice stupito dal fatto che la maggioranza degli italiani ancora non conosce le misure economiche del governo: “Segno evidente – scrive il premier – che anziché parlare di divisioni e litigi, i dirigenti del Pd dovrebbero fare uno sforzo maggiore per comunicare ciò che stiamo facendo. Altro che regole delle primarie e discussioni correntizie: abbiamo risultati concreti da offrire, che cosa stiamo aspettando?”.

D’altra parte, tutto lascia pensare che quella che si apre venerdì sarà una Leopolda che torna a essere più ‘combattiva’ rispetto all’edizione dello scorso anno. Il file che Renzi aveva chiesto ai suoi di “chiudere senza salvare” (cioè il ricordo della ‘scalata’ degli anni precedenti, di cui doveva restare lo spirito, ma non la partigianeria) verrà riaperto per rianimare un ‘popolo’ che si è visto troppo spesso scavalcare negli ultimi tempi in nome della causa di governo. Ora c’è bisogno di recuperare il contatto con quella gente, per dare un nuovo impulso all’azione dell’esecutivo e per preparare le nuove sfide delle amministrative e, soprattutto, del referendum confermativo sulla riforma costituzionale.

Ma c’è anche un altro compito che Renzi ha bene in mente. È arrivato il momento di mantenere un’altra promessa fatta ai leopoldini e rimasta troppo a lungo congelata: cambiare il partito. Ormai il popolo della stazione fiorentina si è inserito a pieno titolo nel Pd, in molti casi anche prendendo la tessera, guidando circoli e federazioni locali, assumendo ruoli amministrativi. Ma tocca ai vertici cambiarlo nel profondo, renderlo un luogo aperto – come si è dimostrato ai banchetti dello scorso fine settimana – e accelerare il ricambio della classe dirigente anche in periferia.

Un segnale arriva anche dai ‘deejay’ chiamati a dirigere i lavori venerdì sera. Se lo scorso anno sul palco erano saliti quattro parlamentari, quest’anno tocca a “due leopoldini storici – così li definisce Renzi – quali il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, e la vicepresidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, Ottavia Soncini”. Saranno loro a presentare anche domani in conferenza stampa la kermesse insieme a Boschi. Si torna lì da dove si era partiti e dove oggi c’è più bisogno di intervenire: la periferia.

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