«Una legge per nostra figlia»

Diritti
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. In sala della Protomoteca, davanti ai consiglieri celebranti, uomini e donne si sono baciati, scambiati gli anelli e hanno pronunciato i loro "sì". Nella sala ad assistere alla cerimonia ci sono parenti e amici dei protagonisti della giornata, anziani e bambini, che applaudono emozionati, Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Ornella, Maria, la loro bimba e una delega sempre in tasca. Ecco come si vive senza una norma sulle unioni civili

«Le nostre coppie sono precarie, con la nuova legge non lo sarebbero più. I nostri coming out non finiscono mai. Noi siamo una famiglia, due donne e una bambina. La madre sociale di nostra figlia gira per strada con una delega che le ho fatto io che sono la mamma biologica. Ne ha bisogno per poterla portare a scuola o se necessario in ospedale, altrimenti per la legge potrebbe anche averla “rapita”, perché senza una norma sulle unioni civili lei che insieme a me ha messo l’amore, gli anni di vita, le spese per crescere nostra figlia agli occhi del mondo è pari a una perfetta estranea». Ornella racconta la vita con Maria e con la loro bimba.

Lo fa all’indomani della “prima volta” in cui l’aula del Senato ha visto l’ingresso del disegno di legge sulle unioni civili. Il testo è stato “incardinato” come si dice nel linguaggio tecnico e la discussione rinviata ai giorni in cui l’Aula non sarà più impegnata con la sessione Bilancio. Questo passaggio in Aula fa ben sperare Ornella (non mettiamo i cognomi delle due donne per motivi di diritto alla privacy della loro figlia). Anche viaggiare per ora è difficile: se Maria volesse o dovesse raggiungere Ornella in un altro paese dovrebbe chiedere un’autorizzazione al commissariato e la otterrebbe solo per quel singolo viaggio.

È il linguaggio che quasi sempre fa la differenza: «In Italia mi viene più da dire la mia compagna, in Spagna dove ci siamo sposate dico mia moglie, qui in Italia faccio fatica, come se gli altri mi vedessero come un marito ma io sono donna e lei è una donna. Una legge sulle unioni civili cambierebbe la concezione di unione che molti hanno in mente». C’è poi il vantaggio del cognome. «Noi siamo Ornella e Maria, e la bimba ha già il nostro doppio cognome perché ci riconosciamo come famiglia anche se legalmente non è così, abbiamo scelto il cognome della mamma sociale, nel caso della legge con la step child adoption questa nostra abitudine sarebbe rafforzata. La bimba usa regolarmente il doppio cognome, dai primi giorni di scuola, e lo sente come il segnale della sua appartenenza, cosa che le dà forza». Non molla l’ansia per la morte. «Con una legge come quella sulle unioni civili facendo corna, nel caso di pre-morte di una delle due, ci sarebbero la pensione, e il diritto alla casa. Io abito nella casa che è intestata a Maria, se morisse lei potrei essere costretta a uscire di casa, o viceversa se morissi io le verrebbe tolta la bambina». Con una legge sulle unioni civili nella vita di tutti i giorni Ornella e Maria avrebbero il bene dell’essere “viste”. «Il riconoscimento come coppia è importantissimo, mi è diventato veramente pesante non averlo, io mi sento famiglia, mi dà fastidio che gli etero possono dire che sono coppia ed essere capiti al volo. A volte chi non è sposato dice comunque “mio marito” “mia moglie”, e se è etero è preso per tale. Io che ho famiglia e che vivo da 13 anni con Maria, se dico mia moglie vedo gli altri sgranare gli occhi e chiedersi se sono un uomo. Oppure se mi vedono la fede al dito e la foto della bimba mi chiedono di mio marito. Può succedere anche sul lavoro, noi siamo entrambe libere professioniste e ci può capitare. Oppure una volta è successo che in un negozio di giocattoli il titolare ha detto alla bimba “ne darai filo da torcere al tuo papà!”, lei è rimasta in silenzio un po’ e poi ha risposto: “non ho il papà, ho due mamme”». Eccezioni? «Una cosa bella è successa in banca da Maria, dove mi conoscono e sanno che ci siamo sposate, un giorno, dopo che io era andata a fare un versamento, le hanno detto “è passata sua moglie, sentirmelo raccontare per me è stato un tuffo al cuore».

Che dire del parto? Se ci fosse stata una legge sulle unioni civili il momento della nascita della bimba per Ornella sarebbe stato più sereno: «Non mi sarei chiesta se avrebbero fatto assistere Maria al parto o meno, se sarebbero stati discreti, cosa ne poteva pensare l’ostetrica, se era omofoba o no. Io dovevo partorire e ed è stato gravoso. Oppure l’imbarazzo in reparto per la gente che si chiedeva e mi chiedeva chi fosse Maria. E poi al momento dell’allattamento arrivavano i papà e Maria. Non si capisce perché il momento dell’allattamento “è per i papà”. Non è il momento dei papà, è il momento dell’allattamento e basta». Anche andare al Caf può essere fonte di non riconoscimento. «Noi ci dichiariamo famiglia e facciamo l’Isee per la mensa scolastica (anche se io non sarei tenuta visto che risulto madre single). Mi sono recata al Caf a spiegare che siamo un nucleo, c’era una impiegata nuova. Dopo che sono andata via, mi ha richiamato, mi chiedeva dell’“altra signora”, io ho continuato a spiegare. Poi lei ha aggiunto: “ma l’altra donna fa da papà?”. Sono rimasta senza parole».

È sempre un vivere con il fiato sospeso, dice Ornella. Sia come coppia sia come genitrici, in più la precarietà della coppia lesbica dinanzi alla legge vede in sofferenza maggiore il genitore sociale: «Cerchi sempre di puntellare, è come una acqua che sta straripando, e cerchi di non farla uscire». E se passasse l’affido anziché la step child adoption? «Non ne voglio sentire parlare, è inconcepibile, è una pugnalata. Maria non è una estranea che prende in affido una bimba nata da un’altra coppia, Maria è la mamma di nostra figlia». Infine, ci sarebbero anche le regole in caso di separazione. «In questo momento se mi innamorassi di una americana potrei andare a vivere in America e Maria non avrebbe nessun diritto su nostra figlia e la bimba nessuna tutela sulla continuità affettiva con lei. Oltre ai problemi soliti della separazione, ci potrebbe essere un grande danno per la bimba e per Maria. Una legge come quella sulle unioni civili con la step child adoption risolverebbe la precarietà di coppia e per la bimba sarebbe voltare pagina».

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