Si al ddl Boschi: “Una bellissima giornata”

Riforme
Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano
 ANSA/GIUSEPPE LAMI

179 i voti a favore, 16 no e sette astenuti.

Il Senato ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale in un testo che, secondo gli accordi di maggioranza, dovrà essere quello definitivo. Sono stati 179 i voti a favore, 16 no e sette astenuti. Il testo dovrebbe essere ormai quello definitivo, che passerà ora alla Camera per poi tornare in entrambi i rami del parlamento – a tre mesi di distanza, come previsto dalla Carta – per il sì definitivo. Infine, saranno gli elettori a sancire il via libera alla nuova Costituzione con il referendum confermativo, che si terrà probabilmente nell’autunno del 2016.

 

 

“Grazie a chi continua a inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte”, scrive su Twitter il premier Matteo Renzi.

“Semplicemente una bellissima giornata. Per noi ma soprattutto per l’Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto”, gli fa eco la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi che in aula ha ringraziato tutti i sostenitori del provvedimento che porta il suo nome.

“E’ stata una grande fatica che ha prodotto un grande risultato”, ha commentato la senatrice Pd Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali e che ha svolto un ruolo primario nell’accordo interno al Partito democratico sull’elettività dei futuri senatori.

Il capogruppo dem Luigi Zanda ha ricordato invece durante il proprio intervento (qui il video integrale) che ancora oggi rimane chi rifiuta il dialogo, mentre “avrei preferito una maggiore discussione sul merito”, spiega. “Chi si oppone alle riforme – ha aggiunto – dovrebbe riflettere sui costi economici e sociali dei nostri ritardi”.

Nell’annunciare il voto a favore del proprio gruppo, Gaetano Quagliariello (Ap-Ncd) ha chiesto una “riflessione” dalla quale “non si dovrebbe sottrarre nessuno” sulla fase politica che si è aperta a seguito delle divisioni interne al Pd e alla convergenza con la maggioranza sul sì alla riforma anche di Ala.

Sul voto finale è intervenuto anche l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per spiegare il suo voto (ecco il video integrale) a favore e per ricordare quanto dal Quirinale ha cercato invano di convincere le forze politiche a lavorare insieme per questa riforma. A suo giudizio il superamento del bicameralismo sarà utile al Paese: “L’alternativa sarebbe stata la paralisi, ora impegniamoci tutti per fare il nuovo Senato“, è stato il suo auspicio. Appalusi dal Pd, ma alcuni senatori M5s hanno lasciato polemicamente l’Aula.

Prende la parola anche il presidente del Senato Pietro Grasso e lo fa su Facebook. “Non sono state settimane facili. Alcuni mi hanno accusato di essere schierato con la maggioranza, altri di essere il leader delle opposizioni – spiega -. In coscienza posso dire che in un clima così infuocato ho fatto di tutto per rimanere imparziale senza lasciarmi condizionare dalle ragioni degli uni o degli altri”.

Insomma da una parte la maggioranza ha ritrovato una ricomposizione con le ultime modifiche approvate nei giorni scorsi. Nel Pd, solo Felice Casson, Corradino Mineo e Walter Tocci si sono espressi in dissenso rispetto al gruppo. Ai voti dei partiti che sostengono il governo, si sommano quelli di Ala, i due (Bondi e Repetto) di Insieme per l’Italia e – a sorpresa – i forzisti Riccardo Villari e Bernabò Bocca. Mentre i senatori che fanno riferimento a Fare (il movimento di Flavio Tosi) si sono astenuti (al Senato vale comunque come voto contrario).

Dall’altra, invece, è saltata definitivamente, l’ipotesi di una strategia comune delle opposizioni: ciascun gruppo si è comportato in maniera diversa. M5S e Forza Italia hanno abbandonato l’aula quando ha preso la parola Giorgio Napolitano. Già durante l’assemblea del gruppo azzurro, Silvio Berlusconi avrebbe detto ai suoi – secondo quanto raccontato dai partecipanti – “io non lo avrei nemmeno fatto parlare”, riferito all’ex capo dello Stato. E prima che Napolitano prendesse la parola, Scilipoti (censurato per questo dal presidente Grasso) ha mostrato in aula cartelli con su scritto “2011”, per ricordare ciò di cui i forzisti ancora accusano l’allora inquilino del Quirinale: la caduta del governo Berlusconi.

I forzisti sono rientrati poi in aula, solo per seguire gli ultimi interventi – compreso quello del proprio capogruppo Romani – prima di abbandonare (quasi tutti) i lavori pochi minuti prima del voto. Oltre a FI, Lega e Cinquestelle, anche Sel ha deciso di non partecipare al voto, ma rimanendo all’interno dell’emiciclo. Hanno votato “no”, infine, i fittiani del gruppo Conservatori e riformisti.

I tempi per l’approvazione definitiva della riforma sono però ancora molto lunghi. Si arriverà almeno all’autunno 2016.

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli