Un No a prescindere?

Referendum
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Come è possibile che proprio negli stessi giorni nei quali la “commissione Italicum” sta avviando i suoi lavori, alcuni dirigenti dichiarino il proprio No

In questi giorni nel Partito Democratico si è aperto un cantiere estremamente delicato, mosso da due obiettivi ugualmente importanti: da una parte verificare se in Parlamento esistano le condizioni per modificare la legge elettorale, dall’altra ricucire le tensioni che all’interno del PD si sono prodotte intorno all’ormai celeberrimo “combinato disposto” tra riforma costituzionale e Italicum.

Un cantiere non solo chiesto da molti e discusso e approvato in Direzione, ma soprattutto atteso con grande speranza dai nostri militanti ed elettori: ovvero da coloro che stanno guardando con crescente apprensione all’apertura di un conflitto interno al PD proprio alla vigilia del voto referendario.

Non un voto qualunque – vale la pena sottolinearlo ancora una volta – ma il passaggio decisivo attraverso il quale gli italiani giudicheranno la principale opera riformatrice realizzata dal PD nel corso della legislatura. A questo cantiere ha deciso di partecipare Gianni Cuperlo, portando con sé tutta l’autorevolezza del proprio percorso insieme alla responsabilità e al peso di una sensibilità politica certamente diversa da quella rappresentata dalla segreteria Renzi.

Perché ricordare oggi questi passaggi, che dovremmo tutti mandare a memoria? Perché proprio in questi giorni alcuni autorevoli esponenti del PD stanno annunciando le motivazioni del proprio No al Referendum e la promozione di Comitati per il No. Laddove l’annuncio riguarda l’oggi, non il domani, e dunque proprio gli stessi giorni nei quali la “commissione Italicum” sta avviando i suoi lavori.

In questo caso il punto non riguarda tanto la legittimità di votare No, né quella di mobilitarsi attivamente affinché nelle urne referendarie venga respinta una riforma che si è votata più volte da parlamentari, quanto piuttosto la determinazione e la serietà con cui si vuole davvero tentare di trovare un punto di unità all’interno del PD alla vigilia di un appuntamento tanto importante. Con la conseguenza di alimentare il dubbio, o qualcosa di più, che da parte di quei dirigenti del PD che si battono già oggi per il No vi sia più la forza di un pregiudizio politico che non la convinzione che il PD sia una casa comune a storie, sensibilità e culture diverse.

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