Un new deal economico e politico per combattere i populismi

Europa
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Un incontro a Roma tra il sottosegretario all’Economia tedesco e alcuni membri del governo italiano per fare il punto sulle sfide del presente e del futuro

“Una nuova narrazione democratica e socialista per vincere la sfida di governo e combattere i populismi che stanno prendendo piede in ogni parte d’Europa”. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è scaturito dal momento di confronto dal titolo ‘Italia e Germania insieme: per un’Europa più forte’, promosso dalla Fondazione EYU e dalla Fondazione Ebert Stiftung, che ha messo intorno allo stesso tavolo, tra gli altri, il sottosegretario all’Economia e Energia del governo federale tedesco Matthias Machnig, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Europa Sandro Gozi, il sottosegretario agli Affari Esteri Enzo Amendola e la vicepresidente dei deputati del Pd Silvia Fregolent.

Un incontro da cui è emersa, forte, la necessità di ragionare su un vero e proprio New Deal economico e sociale che possa costituire la base attorno alla quale edificare la proposta socialdemocratica per il futuro. “C’è un deficit drammatico per quanto riguarda gli investimenti – spiega Machnig – 300 miliardi in meno rispetto ai tempi prima della crisi. Dobbiamo invertire questa tendenza, soprattutto per quanto riguarda gli incentivi agli investimenti privati. Se pensiamo alla banda larga, per esempio, abbiamo di investimenti pari a 100 miliardi l’anno per i prossimi dieci anni”.

Una situazione finanziaria, quella europea, che ormai fatica a nascondere (e anche a spiegare a se stessa) una piccola grande contraddizione, che Sandro Gozi spiega così: “Il mondo è pieno di liquidità ma non riusciamo a farla convergere verso gli investimenti di cui c’è bisogno“. A conferma di ciò, sottolinea ancora Machnig, “il costo del denaro, grazie al lavoro della Bce, si è abbassato drasticamente ma non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi sperati, né sul lato degli investimenti né sul lato dell’inflazione”.

Che fare ora per uscire da questa situazione? Lo scoglio principale da superare per far ripartire gli investimenti pubblici è rappresentato dal vincolo del pareggio di bilancio, oggetto di svariate richieste di maggiore flessibilità da parte di molti paesi membri dell’Unione, tra cui proprio l’Italia. Secondo Machnig, “la formula giusta è quella proposta tempo fa da Angela Merkel: sì ad incentivi fiscali in cambio di riforme strutturali da parte dei governi“. Una cosa è certa, ribadisce l’esponente della Spd, “da questa contraddizione si esce solo a livello europeo e da questo dipende la possibilità di rivitalizzare gli investimenti”.

Se dal punto di vista economico, come riconosce Enzo Amendola, “c’è una classe dirigente che è consapevole dei problemi e del fatto che questi devono essere risolti”, dal punto di vista politico, sottolinea ancora Machnig, “c’è bisogno di una narrazione macroeconomica che abbia ripercussioni tangibili sul lato sociale”. L’esplosione dei fenomeni populisti fa paura al mondo socialdemocratico e necessita di una risposta importante. “Per la prima volta dal dopoguerra – racconta il sottosegretario tedesco – in Germania c’è qualcosa più a destra dei cristiano-democratici (Alternative für Deutschland, ndr) e questo non può essere dovuto solo alla questione migranti: c’è un’intera classe sociale, il ceto medio, che ha perso potere d’acquisto, che ha visto crescere i propri salari reale ma ha visto anche quelli nominali rimanere agli stessi livelli degli anni Novanta. E’ lì che dobbiamo andare ad incidere se vogliamo combattere i populisti, in Germania come in Italia, in Svezia come in Austria”.

Una nuova narrazione economica che, ricorda Silvia Fregolent, “deve avere il coraggio di guardare al di là dell’economia tradizionale per concentrarsi su nuove formule come per esempio il crowdfunding” e che, come sottolinea Gozi, “potrebbe guardare a modelli come quello del social housing in Gran Bretagna” e che faccia della formazione professionale uno strumento per favorire l’occupazione, soprattutto giovanile.

A questa nuova narrazione economica, però, va affiancata una forte, nuova narrazione politica. E, secondo Enzo Amendola, questo tipo di narrazione non ammette tentennamenti: “Dobbiamo spingere sull’integrazione europea, costi quel che costi. Uno dei problemi della sinistra europea degli ultimi anni è stato proprio quello di aver avuto una posizione troppo tiepida da questo punto di vista. Se restiamo tiepidi, le forze populiste ci mangiano”. Una posizione, questa, su cui concordano anche Gozi, che ricorda come i socialdemocratici debbano elaborare una risposta al referendum sulla Brexit qualunque sia il risultato, e Machnig, secondo il quale l’anno decisivo per far ripartire il processo di riforma delle istituzioni europea deve essere il 2017, appena dopo le elezioni in Germania e in Francia. Con l’augurio che il voto dei cittadini dia un messaggio di speranza in questo senso.

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