Un milione di voti: il No insegue il Sì nella campagna all’estero

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Il Pd si è mosso già da tempo, il fronte del No insegue: ecco la mappa chi (e come) sta cercando di mettere le mani sul tesoro del voto nel mondo

Secondo il recente rapporto di Migrantes, solo nel 2015 si sono trasferiti all’estero, per di più nel Nord Europa, più di centomila cittadini italiani, in gran parte giovani o giovanissimi. Un numero record, che supera di gran lunga quello di chi sceglie il nostro Paese come meta prediletta per lavoro e studio.

Insieme ad altri milioni di connazionali emigrati all’estero, potrebbero risultare decisivi per l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. E’ già successo in passato (vedi elezioni politiche 2006), è successo recentemente in altri paesi europei (vedi elezioni presidenziali in Austria, poi annullate, che si ripeteranno proprio lo stesso giorno del referendum italiano), è molto probabile che la storia si ripeta. E forse, se si riflette a fondo sulle cause che negli ultimi anni hanno portato i nostri cittadini a cercare fortuna altrove, è anche giusto che sia così.

Stando agli ultimi dati, gli elettori iscritti all’Anagrafe italiana dei residenti all’estero (Aire) sono 4.118.575. Per la prima volta, oltre a questi, potranno votare anche gli italiani che sono temporaneamente all’estero (per un periodo superiore ai tre mesi) per motivi di lavoro, di studio o di cure sanitarie. Non tutti, come ovvio, eserciteranno il loro diritto di voto. Per farsi un’idea, lo scorso aprile, al referendum sulle trivelle, nella circoscrizione estero si sono espressi circa 780mila elettori: più o meno il 20 per cento degli aventi diritto, un numero molto significativo se si tiene conto che la campagna non si è spostata al di fuori dei confini nazionali e, anzi, lo stesso Partito Democratico aveva invitato a non recarsi alle urne. In occasione dell’appuntamento referendario del 4 dicembre, si calcola che i cittadini che si esprimeranno saranno più di un milione, almeno lo stesso numero registrato in occasione delle elezioni politiche del 2013. Ma si stima che l’affluenza possa essere anche maggiore.

Insomma, stando ai sondaggi che delineano al momento un testa a testa serratissimo tra Sì e No, non v’è dubbio che il voto della circoscrizione estero sia un bottino che fa gola a entrambi gli schieramenti.

Il Partito Democratico, che conta la pattuglia di parlamentari più nutrita tra gli eletti all’estero, si è mosso in anticipo. Le strutture territoriali del Pd sono radicate da tempo, anche grazie al lavoro del dipartimento Italiani nel mondo guidato da anni da Eugenio Marino, soprattutto in Europa e in America Latina (dove si concentrano i tre quarti degli aventi diritto al voto). Nella maggior parte dei casi i circoli stanno funzionando come appoggio politico e logistico per i tanti comitati per il Sì che stanno nascendo in ogni parte del mondo (per ora, quelli registrati sul sito bastaunsi.it sono circa 50).

Dei 12 deputati e 6 senatori eletti all’estero, nove sono stati eletti nelle liste del Pd mentre uno, Alessio Tacconi, è passato tra le fila dei dem dopo essere stato eletto con il M5S. Tutti, tranne il senatore Claudio Micheloni che difende le posizioni del No, sono schierati per il Sì e preparano il terreno alle incursioni dei calibri del partito. In America Latina sono già passati, per impegni di governo, Luca Lotti, Maria Elena Boschi e lo stesso Matteo Renzi. In Europa sono molto attivi il sottosegretario Sandro Gozi e il senatore Roberto Cociancich. Insomma, una vera campagna coordinata per andare ad intercettare il prezioso voto dei nostri connazionali.

A ruota del Pd ha cominciato a muoversi anche il variegato fronte del No che conferma, fuori dall’Italia, la sua natura eterogenea e poco organizzata. Tra i parlamentari – che, occorre ricordarlo, essendo eletti tramite preferenze, si portano dietro un buon bacino di voti – gli unici a fare campagna esplicita per il No sono proprio Micheloni (sinistra Pd) e Guglielmo Picchi, eletto nella fila di Forza Italia e passato alla Lega Nord nel corso della legislatura, cui darà man forte in prima persona il leader del Carroccio Matteo Salvini. Sinistra Italiana si sta muovendo in maniera saltuaria ed episodica (Arturo Scotto era nei giorni scorsi a Coventry per un dibattito sul referendum) lo stesso Massimo D’Alema ha in calendario alcuni appuntamenti oltre confine. E poi c’è il Movimento 5 Stelle, che ha lanciato oggi un “tour mondiale” per portare avanti le istanze del No.

Insomma, nel prossimo mese a mezzo, non sarà difficile che esponenti di primo piano della politica italiana si possano incrociare negli scali aeroportuali europei o americani, alla ricerca di voti utili (forse decisivi) per la battaglia referendaria.

A livello di tempistica, il 2 novembre scade il termine per l’iscrizione alle liste elettorali dei cittadini temporaneamente all’estero. Il giorno dopo il ministero dell’Interno passa a quello degli Esteri l’elenco completo degli iscritti. A questo punto la Farnesina si mette in contatto con i consolati di tutto il mondo che spediranno a casa la scheda elettorale. Tra il 15 novembre e l’1 dicembre alle ore 16 i cittadini possono votare e inviare la scheda al proprio consolato. Nei due giorni successivi il materiale arriverà in Italia, al centro di Castelnuovo di Porto, appena fuori Roma, dove avverrà, in contemporanea a quello nazionale, lo scrutinio dei voti.

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