Un’intesa di principio e altri 3 miliardi. Ecco come è finito il vertice Ue-Turchia

Europa
epa05199518 Turkish Prime Minister Ahmet Davutoglu (L) and German Chancellor Angela Merkel (2-L) speak as they and EU leaders gather for a group photo during an extraordinary summit of European Union leaders with Turkey in Brussels, Belgium, 07 March 2016. EU leaders are set to make another attempt to stem a migration surge that is testing their unity and principles, with hopes high that neighbouring Turkey will shoulder more of the burden.  EPA/OLIVIER HOSLET

L’intesa andrà però definita nel dettaglio nei prossimi dieci giorni, per arrivare alla firma definitiva al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 marzo

Altri tre miliardi di euro, l’accelerazione della liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi e una nuova spinta impressa al processo di adesione all’Ue. Sono i punti sui quali si è raggiunta una intesa di massima a Bruxelles al termine di un vertice Ue-Turchia che sarebbe dovuto durare poche ore e invece è finito in nottata. Intesa che andrà però definita nel dettaglio nei prossimi dieci giorni, per arrivare alla firma definitiva al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 marzo.

Il premier turco Ahmet Davutoglu si è presentato a Bruxelles con l’intenzione di non farsi mettere all’angolo dopo il caso Zaman e ci è riuscito. Ha ottenuto altri tre miliardi a partire dal 2018. “Mi hanno stupito – ha commentato nel corso della conferenza stampa finale – i titoli di diversi giornali europei: i 3 miliardi di euro erano una somma iniziale. La Turchia non sta chiedendo soldi a nessuno. Questi fondi sono per i cittadini siriani”. Poi ha chiesto una liberalizzazione totale dei visti per i cittadini turchi entro giugno, ma su questo ha trovato più duro, e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha precisato che questa liberalizzazione arriverà “al più tardi entro fine anno”. Infine ha chiesto la cosa che sta più a cuore alla Turchia: l’apertura di cinque nuovi capitoli negoziali per accelerare il processo di adesione all’Ue. Juncker ha citato la richiesta, indicando queste aperture come “eventuali”.

“E’ stato fatto un piccolo passo avanti sul fronte dei migranti che arrivano dalla Turchia, ma c’è ancora molto da lavorare, molto da discutere”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, lasciando il vertice straordinario sui migranti. Renzi ha portato al vertice 27 dvd con “Fuocoammare”, il documentario diretto da Gianfranco Rosi premiato con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino, e lo ha ditribuito a tutti i colleghi. “E’ un segnale – ha spiegato – del fatto che tutte le discussioni a cui ora tutti sono arrivati, noi in Italia le conoscevamo già da tempo”.

La Turchia si è detta disposta a riprendersi indietro tutti i migranti arrivati in Grecia dalla Turchia. Per ciascun rimpatriato, l’Europa si impegna ad accogliere un rifugiato che ha fatto domanda nei campi profughi turchi. Il meccanismo, spiegano fonti della Commissione, mira ad avere un forte effetto di deterrenza. La Commissione è molto ottimista e ritiene che nel giro di un mese, se il meccanismo dei rimpatri sarà messo in campo con efficienza, cesseranno gli sbarchi. A quel punto il meccanismo temporaneo dello scambio ‘uno contro uno’ terminerebbe e si passerebbe a una procedura ordinaria: chi vuole accedere in Europa – è il ragionamento – a quel punto farebbe domanda in un campo profughi gestito dall’Unhcr in Turchia e cofinanziato dall’Ue, per essere portato in un Paese europeo sulla base dell’intesa – mai applicata – che prevede 160mila ricollocamenti in Europa.

Inoltre sul tema libertà di stampa Renzi ha ribadito: “Noi siamo ben felici se la Turchia prosegue il cammino verso l’Ue, ma proseguire il cammino significa abbracciare i valori costitutivi dell’Ue, tra cui la libertà di stampa, che è un cardine, un valore fondamentale” ma era “doveroso” inserire nelle conclusioni del vertice “un riferimento al fatto che abbiamo avuto una discussione sulla libertà di stampa” in Turchia, dopo gli ultimi episodi contro i giornali dell’opposizione.

La libertà di stampa è un diritto rispettato in Turchia e “nessuno può accusare” Ankara di negarlo. E’ stata la risposta del primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, dopo che nei giorni scorsi un tribunale di Istanbul ha ordinato il commissariamento del quotidiano di opposizione Zaman, legato all’influente imam Fethullah Gulen, arcinemico del presidente Recep Tayyip Erdogan. Riferendosi sempre al caso Zaman, Davutoglu, citato dall’agenzia di stampa Dpa, ha specificato che né lui né l’esecutivo che guida possono influire sulle recenti decisioni prese dal tribunale. “La libertà di stampa è un nostro valore comune e non c’è dubbio che questo valore sia stato protetto in Turchia e che lo sarà anche in futuro”, ha aggiunto.

 

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