Un giorno al Foro. La festa del tennis, al cospetto di Nole e Rafa

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Gli Internazionali d’Italia sono un successo. Roma si conferma il teatro perfetto per match strepitosi come quello tra Djokovic e Nadal

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“Giocatelo tutti, perché è uno sport per bambini e anziani, donne e uomini, super atleti e disabili. E, soprattutto, perché è uno sport dove ci si diverte da matti”. Questa frase non la leggerete all’entrata del Foro Italico, dove si sta svolgendo la settantatreesima edizione degli Internazionali Bnl d’Italia. Non la leggerete ma è come se fosse scritta in ogni viale, in ogni angolo, in ogni campo del Foro. Perché l’aria che si respira è proprio quella che viene splendidamente descritta dalla frase pronunciata tanti anni fa da Billie Jean King, una delle più grandi tenniste di sempre, fondatrice del circuito Wta.

Gli Internazionali sono ormai diventato un vero e proprio evento di massa, come dice Nicola Pietrangeli, “il più bel torneo del mondo, dopo quelli dello slam, ovviamente”. Oltre 265mila presenze totali, 80mila spettatori unici battuto il record del 2015, quasi 12 milioni di euro d’incassi, un valore complessivo di 94 milioni, un trend in crescita dal 2005. Le persone che affollano il Foro sembrano esattamente corrispondere alla descrizione fatta dalla King. Ci sono i tifosi e i praticanti (il tennis in Italia è un movimento in forte crescita), ci sono bambini e anziani, ci sono i ragazzi che praticano insieme ai maestri Fit, ci sono tanti italiani, romani e non, e ci sono anche molti stranieri. Ci sono i tennisti che hanno appena finito la loro partita e ci sono i giovani tifosi in fila per un autografo, a cui nessuno, ma proprio nessuno, si sottrae.

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Si respira una grande aria di pace, di apertura e di tranquillità. Cosa non scontata, purtroppo, specie se si volge lo sguardo e il pensiero al teatro di sport che dista solo poche centinaia di metri, quello Stadio Olimpico, troppo spesso offeso dalla violenza e dagli eccessi del calcio. Il campo Nicola Pietrangeli, con le sue statue che richiamano l’epoca romana (una delle poche buone eredità del regime fascista, senza dubbio la migliore) è un gioiello che non ha paragoni al mondo. Il Centrale è un catino con 10mila posti a sedere che spesso e volentieri fa registrare il tutto esaurito.

Come per esempio, venerdì pomeriggio, quando si è giocato il quarto di finale tra due mostri sacri di questo sport: Novak Djokovic, detto Nole, da anni il miglior giocatore del pianeta, numero 1 incontrastato del ranking Atp, e Rafael Nadal, detto Rafa, a detta di tutti il più grande interprete di sempre sulla terra rossa, attuale numero 5 al mondo (dopo aver conteso per molti anni lo scettro al re del tennis Roger Federer e allo stesso Djokovic), in netta ripresa dopo il faticoso ritorno da un lungo stop per infortunio. Una vera e propria finale anticipata (un giorno qualcuno ci spiegherà come sia possibile che i primi due giocatori al mondo sulla terra rossa si possano incontrare ai quarti) che ha tenuto i 10mila del Foro con il fiato sospeso per quasi due ore e mezza.

Un match strepitoso, fortunatamente per gli italiani trasmesso in diretta su Rai2 (finalmente!) che ha visto trionfare ancora una volta l’infallibile Nole (7-5, 7-6). “Nessuna palla – disse qualche anno fa Nadal – è uguale a quella che la precede. Nessun colpo è identico a un altro. Ogni volta che ti prepari a riceverne uno devi valutare, in una frazione di secondo, la traiettoria e la velocità della palla e decidere come, con quanta potenza e dove cercare di ribattere”. Oggi Djokovic fa tutto questo meglio di lui. Troppo quadrato, troppo freddo, troppo forte anche per un Rafa determinato e a tratti commovente, che ha mandato in estasi il pubblico all’uscita dal campo (guarda il video).

Ma questi giorni al Foro sono stati molto di più della pur immensa sfida tra i due “marziani”. Sono stati una festa, una festa vera. E, lo possiamo dire, sono stati anche una boccata d’aria fresca per una città, Roma, che ne aveva disperatamente bisogno. Una città che, nonostante le mille difficoltà e le violenze che è stata costretta a subire da chi l’ha governata senza amore negli ultimi dieci anni, sa ancora regalare atmosfere uniche. Un teatro stupendo e ineguagliabile.

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