Un giorno a Molenbeek, il quartiere finito nell’occhio del ciclone

Bruxelles
20151115 Molenbeek Brussels: atmosphere in the district molenbeek in Brussels, two days after the terrorist attacks in Paris on Friday, November 13th, 2015. Brussels, Molenbeek, atmosphere, terrorist, attacks, paris, 20151115170831  CREDIT: ImageDesk.be / Johannes Vande Voorde

Un viaggio nel quartiere di Bruxelles (la città più islamizzata d’Europa) da cui provengono la maggior parte degli attentatori di Parigi. Il reportage fotografico di Politico.com

Molenbeek è oggi nell’occhio del ciclone. Quartiere semi-perifico della capitale francese (dista solo 15 minuti a piede dalla Grand Palce) ha vissuto tutti i passaggi storico-sociali del secolo scorso, dalla rapida e imponente industrializzazione all’immigrazione di massa (anche italiana, come a Marcinelle), per poi conoscere sulla sua pelle le conseguenze della crisi economica e industriale. Oggi è il quartiere multiculturale per eccellenza (non solo musulmano), con alti tassi di disoccupazione e di disagio sociale. E’ considerato la culla degli jihadisti del Belgio e, forse, di tutta l’Europa.

Dal 2001 a oggi è stato al centro delle cronache per essere stata la base dove sono state ideate e programmate molte delle stragi terroristiche che hanno contraddistinto gli ultimi anni: dalle stragi di Casablanca e Madrid all’attentato a Charlie Hebdo, dall’omicidio del comandante afgano Massud alle stragi di Parigi.

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Riportiamo il reportage realizzato dal sito Politico.com domenica 15 novembre

Passeggiando per le strade di Molenbeek, a parte la presenza di un paio di troupe televisive e alcune forti raffiche di vento, sembra essere solo una domenica come tutte le altre. Una vasta gamma di merce in offerta presso il mercato trisettimanale, i bambini che giocano a calcio nel parco.

C’è poca consapevolezza di ciò che è accaduto il giorno prima, quando la polizia ha individuato e arrestato con una serie di raid, sette persone collegate agli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre a Parigi.

Ancora una volta, questo quartiere a maggioranza araba, periferia povera di Bruxelles, è tornato al centro delle notizie di tutto il mondo per i legami con il mondo radicale islamico. Il fotografo Johannes Vande Voorde ha deciso di esplorare Molenbeek insieme al giornalista di Politico.com Hans Joachim von der Burchard. I due hanno trovato i residenti riluttanti a parlare con i media ma al tempo stesso desiderosi di parlare con i media.

Brussels, Molenbeek

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Brussels, Molenbeek, 2015 november 15. (c) Johannes Vande Voorde

“Ogni volta che c’è di mezzo la stampa – dice Vande Voorde – non è mai positivo a Molenbeek”.

Come si vede dal reportage, il quadro sociale è frastagliato e pieno di contraddizioni. Convivono accampamenti per senza tetto e luoghi verdi e luminosi dove giocano i bambini. Il canale Charleroi divide il centro di Bruxelles da Molenbeek. Vande Voorde spiega: “Quando si attraversa il ponte, appena si arriva nel centro di Bruxelles, si incontra una strada piena zeppa di negozi alla moda”.

“E’ difficile scattare foto alle persone – afferma Vande Voorde – molto, molto difficile. Soprattutto nell’area a maggioranza musulmana, specialmente quando si tratta di donne”.

Al di là della situazione d’emergenza in cui si è venuta a trovare, la gente di Molenbeek vive la sua giornata come fosse una giornata normale: in un caffè, al mercato, magari dall’altra parte della strada dove sabato è stato arrestato un sospetto terrorista. “E’ una zona povera della città – conclude Vande Voorde – ma può essere molto accogliente se si sa dove si vuole andare”.

 


					

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