Un fiume arcobaleno per le strade di Roma. Il Gay Pride “chiama” la politica

Diritti
Striscione al Roma Pride 2016, Roma, 11 giugno 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il movimento lgbt sfila tra soddisfazione per la legge sulle unioni civili e nuove battaglie

Secondo gli organizzatori, sono 700mila i partecipanti al Gay Pride che ha invaso pacificamente questo pomeriggio il centro della Capitale. “Noi non ci accontentiamo e continueremo a lottare per i nostri diritti“, ha detto Sebastiano Secci, coordinatore di Roma Pride.

Dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, il movimento non si ferma e alza l’asticella: “Quello che chiediamo sono matrimonio, riconoscimento dei figli alla nascita, adozioni”. L’invito che viene dal Gay Center è rivolto direttamente al premier: “Renzi sposi la prima coppia gay in Italia. Un fatto simbolico ma anche la rivendicazione di una legge che riguarda tutti gli italiani e non solo le coppie gay. Tutto si può ancora migliorare, soprattutto i diritti dei figli e le adozioni, ma intanto oggi sfiliamo con un diritto in più, la legge approvata sulle unioni civili“.

Sul carro del Gay Center è presente anche un invito diretto al prossimo sindaco di Roma, per celebrare i matrimoni omosessuali. E se Virginia Raggi ha ‘cancellato’ di fatto le proposte in temi di diritti civili che pure erano state elaborate all’interno del M5S, Roberto Giachetti ha inviato invece un messaggio agli organizzatori dell’evento: “Se sarò sindaco parteciperò al Gay Pride – assicura – perché è una presenza istituzionale che indica quale approccio l’amministrazione intende avere con questo tipo di manifestazioni. La mia storia parla da sé, con battaglie per i transessuali da quando avevo 20 anni e militavo con i Radicali” E spiega di non essere presente in piazza oggi “perché, non essendoci mai andato, non volevo apparisse come una forma di speculazione elettorale”.

Vedi anche

Altri articoli