Un distillato di passione politica in 20 righe al giorno. Per 92 anni

Libri
Emanuele Macaluso durante un convegno su ''Innovazione e contrattazione", Roma, 5 Febbraio  2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il libro con i corsivi scritti su Facebook da Emanuele Macaluso mostra che è possibile riaffermare il filo di una continuità storica contro facili nuovismi e vecchie banalità, anche sui social network

Raccogliere in un libro articoli scritti per un quotidiano è un azzardo che la vanità suggerisce agli scrittori pigri. Un azzardo che solo molto raramente è coronato da successo. Anche gli articoli più brillanti, infatti, svanito il contesto, persi i riferimenti, dimenticati i protagonisti delle vicende intorno alle quali erano stati scritti, rischiano di fare l’effetto di un ottimo pranzo cucinato troppo presto, o consumato troppo tardi. Figurarsi dunque quale rischio comporti pubblicare una raccolta di corsivi, cioè il genere di articolo più occasionale che ci sia, legato mani e piedi alla strettissima attualità. Cercando nella memoria il nome di un corsivista capace di dare alle stampe con qualche successo una semplice raccolta di suoi pezzi, non per nulla, il primo nome che viene in mente è quello dell’insuperabile Fortebraccio, scomparso ormai da decenni.

Il secondo, comunque, è Emanuele Macaluso. Da circa un anno, infatti, questo imprevedibile novantaduenne affida quotidianamente i suoi corsivi a una pagina Facebook: «Em.ma in corsivo». Corsivi che ora sono stati raccolti in un agile volumetto, La politica che non c’è (Castelvecchi), curato da Peppe Provenzano e Sergio Sergi. Dalla lettura in successione di questi autentici condensati di ironia e passione politica si capiscono molte cose. La prima è che nonostante sia stato a lungo direttore dell’Unità, oltre che del Riformista e della rivista da lui fondata, Le ragioni del socialismo, e nonostante sia stato editorialista per una gran quantità di quotidiani grandi e piccoli, scrivendo in pratica ogni giorno della sua vita, Emanuele Macaluso è sempre rimasto prima di tutto un politico. Un politico che fa politica attraverso il giornalismo, forse anche perché convinto di quanto gli diceva Togliatti, e cioè che «un politico che non scrive è un politico dimezzato».

Scrivere però tutti i giorni, sempre in parole asciutte e chiarissime, su tutti i principali problemi di attualità, non è cosa di cui sarebbero capaci molti dei politici attuali. Soprattutto, ma questo vale anche per i giornalisti, se la condizione fosse l’obbligo di ripubblicare poi integralmente ciascuno di quegli articoli a distanza di un anno, uno dietro l’altro, senza alcun riparo dall’istintiva curiosità del lettore di verificare, con il senno di poi, coerenza e fondamento di tante previsioni, critiche, invettive. Saremmo anzi pronti a scommettere che il 99,9 per cento dei sostenitori della cosiddetta terzietà o imparzialità del giornalista, piuttosto che sottoporsi a una simile prova, preferirebbe cambiare mestiere.

Il politico Macaluso, sempre schierato, sempre partigiano, mai “sopra le parti” e sempre da una parte sola, se lo può permettere, eccome. E può permetterselo proprio perché i suoi corsivi non sono semplici esercizi di stile, ma esercizi di politica quotidiana, pezzi di un unico discorso, che ogni giorno esprime e rinnova un’idea dell’Italia e della sinistra. Da sempre critico con il Pd e ancor più con gli avversari del Pd, sempre caustico sul renzismo ma non per questo tenero con gli antirenziani a prescindere, sempre insoddisfatto della «politica che non c’è» ma non per questo rassegnato a sorbirsi quella che c’è – tanto meno ad accodarsi alla corrente dell’antipolitica – Macaluso combatte le sue battaglie indifferente al mezzo, agli apprezzamenti o ai dissensi. La linea politica di questo singolare riformista post-togliattiano può essere condivisa o meno, ma è sempre limpidamente dichiarata. La raccolta dei suoi corsivi dimostra dunque che il mezzo e i tempi non impongono affatto né l’appiattimento sull’istantaneo né la superficialità, a cui è sempre possibile ribellarsi, purché lo si voglia.

Dimostra che anche sui social network, anche in venti righe, anche in parole semplicissime, è sempre possibile elaborare e difendere il filo di una continuità storica, ricollegare il presente al passato per provare a delineare un futuro dotato di senso. È possibile contrastare facili nuovismi e antiche superficialità della sinistra, degli intellettuali, degli italiani, per difendere le grandi tradizioni storiche della Repubblica senza nessun cedimento ad atteggiamenti reducistici o nostalgici. E quel che è più importante, senza invecchiare mai.

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