“Un calcio a Tavecchio”. Da leggere oggi su l’Unità in edicola

Dal giornale
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L’Italia dello sport più popolare non può essere rappresentata da un personaggio così

Sì, ancora lui. Carlo Tavecchio fa vergognare chi di calcio si occupa e chi da lui è rappresentato. Con insulti indecenti a ebrei e gay,  il presidente della Figc fa di nuovo arrabbiare. Come se non fossero già bastate le sue gaffe su donne e calciatori stranieri. A lui e alla necessità di voltare pagina, magari con le dimissioni, è dedicata la prima pagina de l’Unità oggi in edicola e l’editoriale di Marco Bucciantini che scrive: “Uno Stato non può permettersi di convivere con Tavecchio senza uscirne diminuito”.
A commentare le parole di Tavecchio anche un’intervista al presidente degli allenatori, Renzo Ulivieri, che definisce l’intera vicenda una “brutta storia” fatta di “frasi sbagliate” e un’intervista a Ivan Scalfarotto, che ieri è entrato nella classifica dell’Economist sulle personalità internazionali più impegnate nella promozione delle diversità. Per lui non ci sono dubbi, Tavecchio “è un dirigente privo dei requisiti minimi”.

Altra intervista da segnalare è quella di Andrea Camanzi, presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, l’organo collegiale creato nel 2011 e competente per la regolazione nel settore dei trasporti, compreso l’accesso alle relative infrastrutture ed ai servizi accessori. “L’Autorità – racconta Camanzi – è una prova che il nostro Paese può fare da battistrada e non inseguire le altre nazioni europee. Infatti, disporre di un organismo con una visione globale delle problematiche legate al mondo dei trasporti è un’esigenza sempre più evidente. E in Italia lo abbiamo capito prima degli altri”.

Quella dei trasporti e della mobilità, sarà la prossima rivoluzione che per Erasmo D’Angelis può rappresentare la “nuova Expo”. “Vorremmo davvero essere stupiti – scrive il direttore de l’Unità – dall’uscita dall’autolesionismo che vede cittadini di serie A e cittadini di serie B, i primi in viaggio su treni unici al mondo per confort e frequenza e i secondi su cavalli a vapore del vecchio West che sferragliano verso Sud”.

Continua il dibattito sulla figura di Enrico Berlinguer. Oggi l’Unità in edicola ospita una sua vecchia firma, quella di Diego Novelli. Classe 1931, ex giornalista dell’Unità, ex deputato, due mandati da sindaco comunista di Torino a partire dal 1975, Novelli ricorda Berlinguer e dà una sua interpretazione della percezione contemporanea del socialismo reale. “È una sciocchezza dire che il comunismo è stato sconfitto. – racconta – È un ideale, un modo di concepire la vita e le relazioni. Chiamiamolo Giuseppe se preferiamo, ma c’è ancora”.

 

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