Eco e quella frase sui social network: “Internet ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”

Letteratura
epa05171551 A picture made available on 20 February 2016 shows italian writer Umberto Eco, author of "The Name of the Rose", participating in a panel on the impact of the internet and the technological future at the World Economic Forum WEF in Davos, Switzerland, 27 January 2000. The Italian best-selling writer and philosopher Umberto Eco, has died at his home in Italy late on 19 February 2016 according to his family.  EPA/ALESSANDRO DELLA VALLE

Nel 2015 l’intervento a Torino fece discutere, ma il suo non era un attacco ai social network ma all’inadeguatezza della scuola nell’insegnare ai ragazzi a filtrare le informazioni

Nel giugno dello scorso anno, Umberto Eco ricevette la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” all’Università di Torino. In quella occasione ci fu anche una conversazione con i giornalisti che finì per alimentare il dibattito sui giornali e sul web per quasi una settimana. Una frase in  particolare fece scalpore e riguardava i social network.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità

La frase fece molto discutere e anche oggi è tornata alla mente nel ricordare il grande semiologo italiano. In quell’occasione Eco fu accusato di aver dato una visione reazionaria e arcaica delle nuove reti sociali. A leggere i titoli dei giornali di quei giorni, infatti, solo la frase incriminata veniva messa sotto processo, mentre l’intera argomentazione elaborata da Eco, che anzi elogiava l’aspetto positivo della rete, veniva tralasciata.

“Il fenomeno dei social network è anche positivo, non solo perché permette alle persone di rimanere in contatto tra loro. Basta pensare a quanto accaduto in Cina o in Turchia dove il grande movimento di protesta contro Erdogan è nato proprio in rete. Qualcuno dice anche che, se ci fosse stato Internet ai tempi di Hitler, i campi di sterminio non sarebbero stati possibili perché le informazioni si sarebbero diffuse viralmente”.

Qui di seguito il video completo della conversazione avvenuta con i giornalisti.

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