Ungheria, scontri sui treni. Ue: piano con “quote permanenti e obbligatorie”

Immigrazione
epa04910958 Police detain migrants at a train at the Railway Station in Bicske, Hungary, 03 September 2015. At Bicske in Hungary, police and interpreters urged refugees and migrants to leave a train bound for the western town of Sopron and board 20 waiting buses to a nearby camp, but many were promptly brought back to the station platform. Earlier, hundreds of migrants rushed the platforms in Budapest after Hungarian police opened the city's Keleti station, which had been blocked to migrants since 01 September. Hungary's railway service said there were no trains headed to Western Europe for the time being. Thousands of refugee - many of whom have traveled from Africa and the Middle East in the hopes of reaching countries like Germany and Sweden - have been stranded at the station.  EPA/HERBERT P. OCZERET

Il nuovo piano prevede l’innalzamento da 40mila a 120mila dei richiedenti asilo da redistribuire tra i paesi membri

Continuano gli scontri a Budapest. Questa volta a Bicske, a ovest della capitale, dove le autorità hanno fermato un treno carico di profughi. La polizia ha cercato di far scendere i migranti dal treno, ma questi ultimi si sono rifiutati dando il via ai tafferugli.

Questa la situazione in Ungheria. Ma a livello europeo il clima non è meno teso. Dal punto di vista diplomatico, le frizioni emerse oggi sono state pesanti e gravi. Prima con le accuse di Orbàn dirette alla Merkel, poi con la reazione della cancelliera che ha ribadito come la Germania stia facendo quanto è “moralmente e giuridicamente dovuto. Né di più. Né di meno”.

Intanto in Europa qualcosa si sta finalmente muovendo. Mentre la Commissione europea sta lavorando alle nuove proposte del programma per la gestione dei flussi migratori (che comprende l’innalzamento del tetto di richiedenti asilo da redistribuire fra i paesi Ue da 40mila a 120mila), prende corpo il piano di Angela Merkel e Francois Hollande che prevede “quote permanenti e obbligatorie” che tutti i paesi membri devono accettare.

Le proposte dell’esecutivo di Bruxelles, che saranno sicuramente influenzate dalle decisioni che verranno prese a Berlino e a Parigi, saranno discusse martedì prossimo dal collegio dei commissari riunito a Strasburgo e presentate il giorno successivo dal presidente Jean-Claude Juncker al Parlamento europeo nel suo discorso sullo Stato dell’Unione.

La Commissione, sottolineano fonti europee, sta anche valutando la possibilità di introdurre una clausola di opt out (rinuncia di un certo paese ad adottare una certa regola decisa dall’unione stessa) per i Paesi che non intendono partecipare al sistema di quote per la redistribuzione dei richiedenti asilo. La possibilità di chiamarsi fuori, però, sarebbe accompagnata da sanzioni.

 

(Nella foto il treno fermato a Bicske. Foto Ansa)

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