Tutto quello che c’è da sapere sul referendum inglese

Brexit
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Non ci sono precedenti, nessun paese ha mai lasciato l’Unione Europea: che cosa succederà se vince il “Leave”?

L’appuntamento con il 23 giugno si avvicina e ancora tanta incertezza aleggia sul referendum che deciderà se la Gran Bretagna rimarrà o meno in Europa, con tantissime ripercussioni politiche e culturali per tutto il Vecchio Continente. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Quando, dove e chi può votare? 

Potranno votare tutti i cittadini britannici maggiorenni, compresi gli irlandesi e dei Paesi del Commonwealth e coloro che hanno la residenza in Gran Bretagna, ma non i cittadini di altri Paesi europei residenti in Uk. I cittadini britannici che vivono all’estero hanno già votato con il voto postale. Le urne saranno aperte dalle 7 alle 22 (8-23 ora italiana) di giovedì 23 giugno. I risultati, quindi, arriveranno nella tarda notte anche se l’ufficialità verrà data soltanto il giorno dopo.

Che cosa chiede il referendum?

Gli elettori dovranno barrare la casella prescelta alla domanda: “La Gran Bretagna dovrebbe restare membro dell’Unione Europea o lasciare l’Unione Europea?“. Per evitare fraintendimenti nell’elettore si è scelto di utilizzare la formula Restare (‘Remain‘) un membro dell’Unione europea oppure Lasciare (‘Leave’) l’Unione europea. Non è previsto il quorum, vincerà la parte che ottiene anche un solo voto più dell’altra.

Come si è arrivati al referendum?

I britannici si erano già espressi sulla questione europea nel 1975, quando avevano deciso di entrare nella Comunità economica europea. Molti, però, sostengono che gli obiettivi della Ue siano cambiati, per questo ritengono sia necessario interpellare ancora gli elettori. Nel 2013 il premier David Cameron, decise quindi di indire il referendum, sperando di riuscire a placare l’ondata di euroscettici non solo nel suo partito ma anche al di fuori; in particolare il partito indipendentista Ukip di Farange, che infatti vinse le elezioni europee l’anno successivo.

Chi voterà per rimanere in Europa?

Il premier David Cameron e il ministro delle Finanze George Osborne sono per restare. Di questa linea anche i ministri più importanti del governo conservatore, tra cui il ministro degli Interni Theresa May, quello della Sanità Jeremy Hunt, il ministro degli Esteri Philip Hammond, quello della Difesa Michael Fallon. Sono per restare nella Ue, molti laburisti di Jeremy Corbyn, i liberaldemocratici, i verdi e i nazionalisti scozzesi.

Chi voterà per uscire?

Nigel Farage, leader dell’Ukip, è il volto che si associa automaticamente con la campagna per la Brexit così come l’ex sindaco di Londra Boris Johnson. A favore dell’uscita dall’Europa anche alcuni ministri del governo Cameron e alcuni parlamentari laburisti.

Che cosa succede se vince il Sì?

Secondo l’articolo 50 del trattato costitutivo, un Paese può uscire dell’Unione europea e fissa in due anni il termine entro il quale negoziare l’uscita. E’ possibile una proroga se le questioni commerciali e migratorie non sono state risolte. Altrimenti l’appartenenza alla Ue scade. Il risultato del referendum non è vincolante e in caso di vittoria del Sì il parlamento dovrà respingere l’European Communities Act del 1972 e ratificare il ritiro dell’accordo. I parlamentari tecnicamente possono scegliere d’ignorare l’esito del referendum, ma nella realtà non andranno mai contro la volontà popolare.

Che cosa succede se vince il Sì per gli italiani residenti in Gran Bretagna?

Secondo l’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Pasquale Terracciano: “Finito il negoziato c’è da aspettarsi che i diritti acquisiti non vengano messi in discussione. Insomma, chi è già qui non dovrebbe avere conseguenze e questo dovrebbe rientrare in un accordo con l’Ue sulla libertà di movimento. Diverso invece il caso dei trattati commerciali, che è probabile il Regno Unito debba prendere con i singoli paesi”.

Ci sono precedenti?

No, è la prima volta che si dice un referendum del genere. Per questo anche le conseguenze destano molta preoccupazione: nessun Paese ha mai lasciato la Ue. L’unico precedente che si avvicina leggermente ad una situazione simile è la Groenlandia, che nel 1982, si è resa più autonoma dalla Danimarca e ha indetto un referendum per uscire dall’euro. Il 52% ha votato a favore e dopo un periodo di negoziati la Groenlandia è uscita dalla comunità.

 

 

 

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