Tutte le forzature sul referendum trivelle

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L’analisi di Federico Rendina sul Sole 24 Ore mette in luce tutti gli equivoci legati al referendum trivelle

Quanta confusione sul referendum trivelle. L’appuntamento del 17 aprile si avvicina eppure ancora tante sono le imprecisioni, i fraintendimenti e le tesi strumentali sull’argomento. A mettere in luce tutte le contraddizione dei pro e contro referendum, un dettagliato articolo di Federico Rendina, apparso sul Sole 24 Ore.

Rendina parte dallo scandalo legato alle cozze, i mitili utilizzati per monitorare l’inquinamento presso le piattaforme in mare.  Greenpeace, per perorare la sua causa, cita i risultati delle indagini sulle attività petrolifere in Val d’Agri che avrebbero rivelato alcuni abusi. In realtà, specifica Rendina, si è semplicemente scoperto che “un po’ per tirare su quattro denari  e un po’ per ripulire i piloni, l’Eni ha un accordo con i pescatori perché rimuovano le cozze per immetterle nel circuito delle vendite”. Una tesi boomerang, osserva quindi Rendina, visto che per essere vendute le cozze devono sottostare ai controlli obbligatori delle Asl, che certificano quindi automaticamente la bontà del prodotto e delle acque. Caso chiuso quindi? No, perché le tesi boomerang continuano ad alimentare polemiche e soprattutto rischiano di non far capire niente ai cittadini-elettori.

Un altro esempio? Rendina cita la tesi del WWf, secondo cui circa tre quarti delle piattaforme entro le 12 miglia non sono operative e quindi improduttive. Rendina si chiede allora quale sia l’utilità del referendum: “La vittoria o meno del referendum avrebbe un’influenza significativa, in termini quantitativi e qualitativi, sulle estrazioni future”. Ma, come sappiamo, la costruzione di nuove piattaforme entro le 12 miglia, sono state vietate dalla legge di Stabilità.

Qualche “castroneria”, per par condicio, Rendina le trova anche nella parte avversa al referendum. L’Associazione dei risk manager, l’Anra, ad esempio sostiene che se vincessero i Sì i nostri mari si affollerebbero di petroliere prevenienti dall’estero, una possibilità che sul Sole 24 Ore viene definita “una tesi davvero curiosa”.

Per Federico Rendina se esiste un vera emergenza nel nostro paese, riguarda i rischi idrogeologici del nostro territorio: “Questa sì – scrive Rendina- è una vera e drammatica emergenza sottovalutata”.

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