Tutte le giravolte della Raggi sulle Olimpiadi

Roma
La sindaca di Roma, Virginia Raggi (s) e il presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito (d), durante un momento dell'Assemblea Capitolina in Aula Giulio Cesare al Campidoglio, Roma, 20 settembre 2016. ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

Mai un parola chiara. Una presa di posizione. E’ dallo scorso febbraio che la posizione di Virginia Raggi sulle Olimpiadi a Roma è un esercizio di acrobazia retorica per dire qualcosa per non dire nulla

Mai un parola chiara. Una presa di posizione. E’ dallo scorso febbraio che la posizione di Virginia Raggi sulle Olimpiadi a Roma è un esercizio di acrobazia retorica per dire qualcosa per non dire nulla.

“Vogliamo che siano i romani a decidere sulla candidatura della città alle Olimpiadi 2024, ma vogliamo informarli bene prima. I grandi eventi sono stati spesso sfruttati per prendere risorse e buttarle via”, aveva detto l’avvocatessa lanciando l’idea di consultare direttamente i cittadini, magari con un referendum in campagna elettorale.

Peccato che poi questa apertura sia stata successivamente abbandonata per una presa di posizione più rigida: “Io sono contraria, penso che prima vada risistemata la città. Bisogna concentrarsi sull’ordinario. In ogni caso informeremo i cittadini dei costi e dei rischi dell’Olimpiade”. E ancora: “Roma è una città completamente devastata, abbiamo enormi problemi: rifiuti, trasporti e buche, ce l’hanno detto romani. E allora perché mettere carne al fuoco con interventi straordinari?”.

Poi ci fu l’incontro a maggio con il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “E’ stato un incontro cordiale, abbiamo parlato di sport, di Roma e di Olimpiadi. Abbiamo ribadito la nostra linea, non c’è alcun pregiudizio nei confronti dei Giochi ma dobbiamo pensare prima all’ordinario e poi valuteremo anche lo straordinario”.

Poi di nuovo nuove chiusure, per poi arrivare alla presa di posizione chiara (questa volta si) espressa dal blog di Beppe Grillo. Eppure fino a prova contraria il primo cittadino aveva promesso (e voleva) coinvolgere i cittadini in questa decisione. Viene da chiedersi dopo l’incontro saltato con il Coni che fine abbia fatto quel buon proposito.

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