Jobs Act, “ora il precariato per me è un ricordo”

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Cinque storie di ragazzi, madri e un cinquantenne assunti con la riforma del lavoro. «La prima busta paga vera, una grande emozione»

L’attesa per la prima busta paga «vera» e delle prime ferie pagate, la possibilità di usare il congedo parentale per stare col proprio figlio. Davide, Chiara, Matteo, Franco e Giorgio non si sentono mosche bianche. Fanno parte delle centinaia di migliaia di italiani che da gennaio hanno trovato lavoro o hanno migliorato la loro situazione contrattuale. Merito degli sgravi contributivi alle imprese e del Jobs act. Non sono diventati ricchi, ma hanno molte più certezze rispetto a prima.
«Mi hanno assunto il primo giugno e non so ancora quanto prenderò di stipendio netto. So solo che il lordo sarà 1.447 euro», racconta con l’innocenza dei suoi 19 anni Davide Bruner. Diplomato lo scorso giugno all’Istituto tecnico Francesco Giordani di Napoli, «dopo uno stage e un cocopro» – il contratto cancellato dal Jobs act – è stato assunto con un tempo indeterminato a tutele crescenti dalla Kelyon, azienda di computer service con 15 addetti che offre servizi softaware alle imprese. Davide è il «cucciolo di una squadra giovane» e si occupa di «web application». «In più mi fanno molta formazione e mi stanno molto vicino», spiega quasi intimidito. Lui sì che si sente «fortunato»: «Il 95 per cento dei miei compagni di scuola sono disoccupati, a Napoli è abbastanza normale. Qualcuno sta tentando di fare l’università con poca convinzione». I suoi genitori sono «orgogliosi e contentissimi». Sentimenti a cui lui aggiunge le idee chiare: «So che questa esperienza mi arricchirerà e mi darà la possibilità di crescere anche se malauguramente dovesse finire fra 3 anni». Coi primi soldi da lavoratore a tempo indeterminato sa già cosa farà: «Portare a cena la mia fidanzata e preparare un viaggio in America: era un sogno, ora diventa un obiettivo concreto».
La differenza che passa fra essere precaria ed essere «sistemata», Chiara l’ha capita subito. «Dopo anni di contratti cococo con l’assunzione col tutele crescenti posso chiedere il congedo parentale e stare con mio figlio se si becca l’influenza e non può andare a scuola. Prima invece dovevo fare i salti mortali e qualche volta l’ho dovuto portare perfino al lavoro». Cameriera di albergo a Cassino, la «buona notizia» dell’assunzione l’ha avuta proprio mentre il suo contratto stava scadendo. «Me l’hanno fatta sudare questa assunzione!», dice urlando volendosi far sentire dalle colleghe.
A chi sostiene che i giovani italiani siano «fannulloni» e che non si vogliano «spostare da casa» la storia di Giorgio dovrebbe far riflettere. «Sono partito da Bari con l’amore per la grafica e poco altro. Sono riuscito ad entrare all’Accademia di Milano e qui sono rimasto». Dal punto di vista giuridico Giorgio non è laureato, dal punto di vista professionale è come se lo fosse. «La mia formazione mi ha consentito subito di lavorare: ho detto “No” anche a qualche contratto a tempo determinato pur di fare esperienza». Come milioni di italiani Giorgio ha dovuto «aprire la partita Iva»: «Dopo i primi anni si pagano tante, troppe tasse e quindi ora che mi hanno offerto un contratto a tutele crescenti ho detto subito sì». Anche perché la richiesta veniva «da amici veri»: alla Big Five srl Giorgio è arrivato «dopo una settimana che avevano aperto». Monza è diventata la sua casa – «in affitto» – la Brianza la sua terra d’adozione. I due fondatori «sono come fratelli e ora la famiglia si è allargata a quattro: oltre a me è stato assunto l’altro mio collega a cui invidio solo l’età: 22 anni», racconta ridendo.
La paura di essere licenziato fra tre anni quando potrebbero scadere gli sgravi contributivi per le imprese non lo spaventa: «Sono sincero, io credo che una azienda, specie se piccola, assuma perché ha un reale bisogno di personale. Magari le grandi aziende sfrutteranno di più questi incentivi, ma secondo me in Italia dobbiamo smettere di pensare ai datori di lavoro come persone che pensano solo a sfruttare le persone». La differenza pratica più grande rispetto a prima «è che a partita Iva non sai mai quando e quanto sarai pagato. Ora so che prendo mille euro al mese a part time e so che posso contarci tutti i mesi».
Uno dei settori più in espansione negli ultimi mesi è quello dell’automotive. Dopo anni di contrazione il mercato è ripartito: si vendono macchine e servono i componenti. L’indotto dell’ex Fiat ha ripreso fiato e anche così anche a Cassino. Prima che al San Germano Piedimonte le assunzioni sono arrivate nelle aziende dell’indotto. La Tiberina produce profili plastici e in vista dell’arrivo della nuova Giulia ha deciso di assumere. Franco, 52 anni, è uno dei primi: «Sono stato licenziato nel 2011 e ho rischiato di diventare un esodato – racconta – . Poi quando stava finendo con i 700 euro al mese di mobilità mi hanno richiamato. Devo dire la verità, non me lo aspettavo».
Fra i cinque l’unico con l’articolo 18 intatto è il 22enne bolognese Matteo Maltinti. Lui il contratto a tempo indeterminato lo ha avuto a gennaio, quando i decreti delegati del Job act con le nuove norme sui licenziamenti e il reintegro nel caso di mancata giusta causa non erano in vigore. Non è un caso, forse, che ad assumerlo sia stato un sindacato, sebbene sia la Federazione pensionati (Fnp) della Cisl, la confederazione più tenera col governo. «Io studio giurisprudenza all’università ma ho partecipato ad un bando per un tirocinio per seguire la contrattazione sociale per il sindacato. Il contratto è scaduto, ma il sindacato ha deciso di assumermi sfruttando gli sgravi contributivi». Matteo vive ancora a casa con i genitori, ma non è più «sulle loro spalle: con gli 800 euro che prendo come part time a 24 ore mi pago i 1.600 euro l’anno di rate universitarie e gli ho promesso che mi laurerò entro marzo 2017». Altro che fannullone.
(foto: Flickr-IndraCompany)

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