Turisti a caccia di stencil e murales

Arte
tormarancia10

Da Londra a Berlino fino a Roma: i tour operator offrono pacchetti per visitare le periferie “colorate”

Era prevedibile, in fondo ,che la street art avrebbe cambiato segno, significante (e significato). Da graffio ribelle e non codificato, spesso perseguito a opera ufficiale, istituzionalizzata dentro una galleria urbana. Così negli anni dapprima sono stati i grandi musei ad impadronirsi dei murales, a cominciare dalla controversa mostra con i writer organizzata da Vittorio Sgarbi al Pac di Milano nel 2007 passando per la Tate Modern di Londra che nel 2008 ha ideato uno dei primi eventi tematici con gli artisti di strada della Coty of Westminister e arrivando a New York (più aperta alle contaminazioni tra fuori e dentro) che dal 1994 conserva nel Museo della città le opere donate da Martin Wong, o alla Kunsthalle di Vienna.

Parallelamente è nato un fenomeno a latere, quello del turismo ad hoc. A Berlino si organizzano visite guidate nei quartieri caldi: tour da a Kreuzberg a Friedrichshain fino alla galleria e cielo aperto dell’Eastside. Così a nell’East London dove in 3 ore e per 15 sterline si incontrano i murales strabilianti di di Banksy, Roa, Invader, Ronzo, Conor Harrington, Don Smith, C215, Shepard Fairey, Dale Grimshaw, El Mac, Vhils o Jimmy C. Si può optare per la visita a piedi o in bici anche a Parigi, o a Barcellona, San Paolo del Brasile e naturalmente tra le strade della Grande Mela, patria del writing e del segno murale . Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

E più si moltiplicano i murales o gli stencil, più queste forme d’arte vengono utilizzate anche dalle amministrazioni comunali come tratti distintivi per ridare vita (a volte colore, più raramente identità) alle periferie, più cresce l’offerta dei nuovi “tour operator”, quasi tutti giovani e appassionati della materia. Un’altra forma di turismo insomma. A Napoli esiste Paint Stories, a Milano ci sono i tipi di Waam Tour. Così anche a Torino e a Genova. A Bologna e a Roma i rispettivi comuni hanno ideato delle App da scaricare per facilitare le visite. In particolare la Capitale, secondo i dati più recenti, è la città che più di ogni altra ha accolto il fenomeno: 150 le strade interessate, oltre 330 le opere realizzate negli anni, un afflusso costante di artisti come Clemens Behr, Herbert Baglione, MOMO, Tellas, Philippe Baudelocque, Borondo che si incrociano, si intersecano con i segni di Hitnes, Alice Pasquini, Sten Lex, Agostino Iacurci, Jerico. O condividono muri con Blu, Roa, Mr. Klevra , Seth , Lucamaleonte, Omino71 o William Kentridge che con “Triumphs and laments” sta ridisegnando 550 metri di muraglioni, sull’argine del Tevere con un progetto monumentale che verrà svelato nella sua interezza il 21 aprile, Natale della Caput Mundi. Roma ha oggi molte nuove pelli da mostrare.

Tanto che anche il turismo d’élite se n’è accorto e cerca oltre il centrocartolina. Cerca e trova murales immensi, opere minimali, segni da ammirare, fotografare, vedere. E farsi raccontare. Testaccio, Ostiense, Quadraro, Pigneto, Casilina, San Lorenzo, San Paolo, Tor Bella Monaca, Ottavia, Trullo, Tor Marancia. Avanti il prossimo. Più è periferia, più c’è spazio per dire una storia, interpretare una metafora. Se ne sono accorti i tipi di NotForTourist , agenzia di viaggi specializzata in tour alternativi che organizza visite guidate nelle zone più “calde” dell’arte di strada romana. Nessun finto centurione, zero souvenir, un’altra città. C’è richiesta, e loro la soddisfano. Su TripAdvisor gli escursionisti commentano soddisfatti.

Stanchi del Colosseo o di Fontana di Trevi? Provate con Blu al Porto Fluviale. Spiega bene il senso e il concetto David Diavù Vecchiato, artista e insieme curatore del M.U.Ro. Museo di Urban Art al Quadraro che semina colori fino a Borghesiana, Torpignattara, piazza Epiro, Trastevere : “Dove si dipingono murales si verifica una riappropriazione da parte dei cittadini di territori e spazi spesso dimenticati e lasciati all’incuria. C’è inoltre riappropriazione del concetto stesso di arte, perché possono trovare opere in strada anche coloro che non sono avvezzi a visitare musei e gallerie. E anche gli artisti si riappropriano di qualcosa. Di un ruolo sociale che deve saper creare partecipazione, condivisione, dibattito”.

Includere, tracciare linee, riannodare identità . Il M.U.Ro. è visitabile passeggiando, oppure in bici, o grazie a pacchetti speciali pensati per le scolaresche. Fate voi. L’associazione “Roma a piedi” naturalmente propone itinerari “per chi viaggia con lentezza”. Sul sito è scaricabile gratuitamente un kit di sopravvivenza che offre consigli e percorsi anche per chi desidera approcciare la street art romana. Gli ideatori di APPasseggio hanno fatto di più: con il sostegno dei Go Teller, guide intelligenti e di alto livello, hanno mappato l’arte urbana nei vari quartieri, e creato itinerari appositi, ricchissimi di contenuti, storie, aneddoti. Molti gli incontri anche gratuiti che organizzano. Basta cercare in Rete, le proposte sono molte. Perché sappiate che a Roma c’è un’altra Roma. È una città che ha respiro lungo, ley-lines cangianti. È marginale, furiosa, graffia ogni centimetro a disposizione, ruba spazi, guarda in alto, aggredisce il cielo. Ed è fatta di muri che non dividono.

Vedi anche

Altri articoli