Turchia: rilasciati 38mila detenuti. Più spazio per i golpisti arrestati

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Il provvedimento di indulto è stato annunciato dal ministero della Giustizia, Beki Bozdag

Circa 38.000 detenuti usciranno dalle carceri turche prima di aver scontato la pena. Il provvedimento di indulto è stato annunciato dal ministro della Giustizia, Beki Bozdag, e riguarderà coloro che non abbiano compiuto reati dopo l’1 luglio. Dal provvedimento restano esclusi i colpevoli di omicidio, terrorismo e minaccia alla sicurezza dello stato. “Non è un’amnistia”, ha precisato Bozdag su Twitter: la detenzione verrà convertita in regime di libertà condizionata.

Sarebbero circa 16 mila le persone arrestate dopo il fallito golpe che ha provato nella notte fra il 15 e il 16 luglio 270 morti. Fra le persone in stato di detenzione figurano militari, magistrati, giornalisti, agenti di polizia e dipendenti governativi che risulterebbero legati con gli organizzatori del colpo di stato.

Inoltre 50 mila fra giudici, funzionari pubblici, e insegnanti sono stati sospesi dai loro incarichi in un pieno stato di emergenza che vede migliaia di cittadini turchi sotto inchiesta. Secondo le autorità di Ankara dietro il mancato golpe ci sarebbe il predicatore Fethullah Gulen, leader del movimento Hizmet ed ex sostenitore del presidente Rece Tayyip Erdogan prima di diventare suo rivale.

Ad intervenire sulla questione anche Aydin Adnan Sezgin, ambasciatore della Turchia in Italia, durante una conferenza stampa oggi a Roma. Dopo il tentativo di colpo di Stato in Turchia, il mese scorso, c’è stato “un numero molto elevato di persone arrestate, è vero, ma questo numero elevato è direttamente proporzionale al pericolo che abbiamo corso” ha detto il diplomatico, aggiungendo: “Noi sappiamo da prove concrete e attendibili che questo tentativo di colpo di Stato è stato preparato da un’organizzazione terrorista facente capo al predicatore Fethullah Gulen”, che si trova in esilio negli Stati uniti.

Questi uomini compongono “un’organizzazione estremamente diffusa, che si è infiltrata in tutto il Paese, per procedere su vie del tutto antidemocratiche al fine di distruggere e demolire l’ordine costituzionale, per stabilire la loro visione, che sarebbe poi un regime dittatoriale”, sostiene l’ambasciatore.

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