Turchia, i curdo-siriani negano ogni coinvolgimento nell’attacco di Ankara

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epa05167472 A young girl weeps outside the forensic morgue in Ankara, Turkey, 18 February 2016. A car bomb targeting the military in the capital Ankara has killed 28 people and injured 61. It remained unclear who was behind the attack. The army indicated military personnel were among those killed in the blast, which took place in the key government district of the Turkish capital Ankara.  EPA/TOLGA BOZOGLU

Stamani un’esplosione ha colpito un convoglio militare nel Sud-est della Turchia. Almeno sei soldati turchi sono rimasti uccisi.

E’ di almeno sei soldati morti il bilancio delle vittime di un attacco contro un convoglio militare turco avvenuto a Diyarbakir, principale località delle regioni meridionali a maggioranza curda: lo hanno reso noto le autorità turche, attribuendo la responsabilità dell’attentato al Partito Curdo dei Lavoratori. A far saltare in aria il convoglio è stata una mina fatta detonare a distanza alle 9:40 locali da sospetti membri del Pkk. Attacchi del genere contro i soldati sono stati compiuti diverse volte negli ultimi mesi nel sud-est della Turchia, dopo che la scorsa estate è riesploso il conflitto tra Ankara e i combattenti curdi.

Intanto le autorità turche non hanno dubbi: a commettere l’attacco di ieri nel centro di Ankara, è stato un membro delle milizie curdo-siriane Ypg in coordinamento con i guerriglieri del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan). La polizia turca ha identificato l’autore dell’attentato suicida: si tratta di in un cittadino siriano entrato di recente in Turchia come profugo e ritenuto vicino alle milizie curde attive in Siria. Lo ha confermato il premier turco Ahmet Davutoglu durante una conferenza stampa nella sede dello Stato maggiore dell’esercito. Accuse rispedite al mittente. Il leader dei curdi-siriani Salih Muslim ha negato ogni responsabilità del gruppo o del suo braccio armato Ypg. “La realtà è che nessuna nostra unità è  coinvolta e ha niente a che fare con le esplosioni”, ha detto Muslim. Anche il Pkk si era dichiarato estraneo all’attacco, aggiungendo però che “potrebbe essere stata una rappresaglia per i massacri in Kurdistan”.

Tensioni su cui è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che incontrando ad Atene il presidente della Repubblica greca Prokopis Paulopoulos ha detto L’Italia “condanna i nuovi gravissimi attacchi terroristici in Turchia di ieri ed oggi, che rendono ancora più seria la minaccia contro cui dobbiamo combattere”.

 

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