Scontro Turchia-Russia, Putin: “Pugnalati alle spalle”. La Nato con Ankara

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Il governo turco sostiene che il jet russo aveva violato i propri cieli. La Nato conferma ma Mosca nega e chiude i contatti militari con Ankara. Incerta la sorte dei piloti

Un cacciabombardiere russo Su-24 è stato abbattuto dalla Turchia in una zona al confine con la Siria. Ankara assicura che l’aereo, caduto in territorio siriano nella provincia di Latakia, è stato abbattuto perché aveva violato il suo spazio aereo e dopo ripetuti avvertimenti, 10 per l’esattezza. “La Turchia ha il diritto di rispondere in caso di violazione del suo spazio aereo”, ha affermato il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Ma Mosca smentisce questa versione e, tramite il ministero della Difesa, fa sapere che il suo aereo “per l’intera durata del volo è stato esclusivamente sul territorio siriano”.

Incerta la sorte dei due piloti che erano a bordo del jet militare russo: i ribelli turcomanni anti Assad attivi nella zona dicono che sono stati uccisi dopo che erano riusciti a paracadutarsi fino a terra. Ma la tv turca smentisce affermando che i due piloto sono ancora vivi. Nel tardo pomeriggio un altro aggiornamento drammatico: secondo un’emittente tv russa un soldato di Mosca sarebbe stato ucciso durante un’operazione di ricerca dei piloti del caccia Su-24 abbattuto.

La Turchia ha informato per iscritto il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, e i cinque membri del Consiglio di sicurezza portando avanti la tesi della violazione dello spazio aereo. “Le valutazioni sono consistenti con le informazioni ricevute dalla Turchia“, ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Vladimir Putin non ha affatto preso bene la cosa. “L’abbattimento del jet militare russo è una pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo“, ha dichiarato il presidente russo incontrando il re di Giordania Abdullah II. “Quanto accaduto avrà conseguenze tragiche nei rapporti tra Russia e Turchia, non tollereremo attacchi come questo”. Le prime conseguenze non tardano ad arrivare: il ministro degli Esteri del Cremlino Sergei Lavrov ha annullato la sua visita ad Ankara prevista per domani. In serata è arrivata la notizia che Mosca sospenderà i contatti militari con la Turchia e che d’ora in poi “tutte le missioni dell’aviazione d’urto saranno effettuate solo con la copertura di aerei caccia”.

L’aereo è caduto precisamente in una zona nota come ‘Montagna turcomanna’, nella provincia siriana di Latakia, in corrispondenza della provincia turca di Hatay oltre la frontiera. L’area è circa 40 chilometri a nordest della città portuale di Latakia, dove si trova una base aerea russa. Qui da ieri proseguono combattimenti fra il regime siriano e le milizie turcomanne anti-Assad, che sono sostenute da Ankara.

I turcomanni, minoranza siriana di lingua turca, godono dell’appoggio della Turchia e si oppongono al presidente siriano Bashar Assad, mentre gli aerei russi sostengono il regime di Assad, il che rende questo incidente ancora più complesso dal punto di vista diplomatico. Questa settimana la Turchia aveva chiesto un incontro del Consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere degli attacchi contro i turcomanni nella vicina Siria e la scorsa settimana Ankara aveva convocato l’ambasciatore russo per protestare contro il bombardamento dei loro villaggi.

(In copertina il video diffuso dalla tv turca Haberturk.com)

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