Tsipras prende tempo, conviene anche alle colombe europee

Grexit
French President Francois Hollande (L) and Italian Prime Minister Matteo Renzi (R) during his visit at the Universal Exhibition 2015 (Expo Milano 2015 or World Exposition 2015) in Milan on June 21, 2015. ANSA/MASCOLO

Domani il premier greco presenterà il proprio piano a Strasburgo. Si allarga il fronte dei mediatori guidato da Renzi e Hollande

Tsipras chiede ancora tempo, ma chronos e fiducia sono due facce della stessa medaglia e in questo momento in Europa sono agli sgoccioli.

Per domani, ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, i ministri delle finanze dell’Eurozona attendono una lettera del governo greco per aprire un processo negoziale volto ad ottenere un prestito (biennale o quadriennale) del fondo salvastati. Una mossa necessaria da parte di Atene per cercare di superare lo scoglio del 20 luglio, quando il governo greco dovrà rimborsare alla Bce 3,5 miliardi di euro per garantirsi almeno la liquidità assicurata dall’Eurotower anche in queste settimane.

Nella giornata in cui in Europa si cerca di ricostruire la fiducia e riannodare un dialogo reso difficile da una diffidenza reciproca tra il governo greco e i paesi creditori, l’arrivo a mani vuote del successore di Varoufakis, il neoministro Tsakalotos, all’Eurogruppo ha finito con gettare nuova benzina sull’incendio comunitario. Al punto da far ripiombare i mercati nel timore di un’accelerazione della crisi e suscitare l’ira degli euroministri, non disposti a fermarsi a Bruxelles per esaminare quella che dovrebbe essere una nuova richiesta di Atene che, se arriverà, sarà valutata in conference call.

Le due riunioni, quella dell’Eurogruppo che si è appena conclusa e il summit dei capi di stato e di governo di questa sera, hanno fatto emergere ancora una volta le difficoltà in seno al governo greco per la messa a punto di un programma credibile oltre che sostenibile. E così mentre ai greci dopo la promessa andata deserta di una riapertura immediata delle banche si continua a far credere che in Europa Atene mostra i muscoli, a Strasburgo l’eurodeputato greco di Syriza Dimitris Papadimoulis sostiene che il governo greco è pronto a presentare un programma ricco di riforme contro evasione fiscale, criminalità ma anche per snellire la burocrazia e tornare a crescere purché ci sia ancora ossigeno.

A quanto si apprende, all’Eurogruppo i greci si sarebbero presentati con le stesse proposte preparate in vista dell’ultimo Eurogruppo ma mai discusse. E così mentre Tsipras sembra intenzionato a giocare con una buona dose di spregiudicatezza la partita europea non disdegnando nuovi colpi di teatro, il piano che la delegazione greca starebbe mettendo a punto sarà illustrato solo oralmente ai leader europei questa sera e poi al parlamento europeo domani, quando il leader greco prenderà la parola davanti alla plenaria. Un appuntamento a cui Tsipras – impegnato prima dell’eurosummit in un faccia a faccia con Hollande e Merkel – nella mattinata aveva cercato di sottrarsi rifiutando di recarsi a Strasburgo e suscitando più di un’irritazione tra i parlamentari europei.

D’altra parte se la corsa contro il tempo dei greci per raggiungere un accordo negoziale sembra essere a velocità ridotta, il tempo dilatato potrebbe portare acqua al mulino delle eurocolombe. Infatti la stessa zona euro si è presentata all’appuntamento di oggi particolarmente divisa tra chi non ha alcuna intenzione di ammorbidire la linea di trattativa con Atene e chi invece non ha dubbi che i problemi maggiori si avrebbero con l’uscita della Grecia dall’euro.

E così se i primi, Germania in testa con i paesi del Nord e dell’Est Europa, non sono per nulla disponibili a ristrutturare il debito, la Francia di Hollande e l’Italia di Renzi insieme ai paesi del Sud Europa preferirebbero trovare una soluzione di compromesso senza per questo contravvenire alle regole europee. Ad esempio Austria e Lussemburgo oggi avrebbero aperto all’ipotesi di un prestito-ponte per la Grecia allo scopo di evitare un peggioramento della crisi e un’accelerazione dell’uscita di Atene dall’euro.

Chi si sta spendendo in queste ore per cercare di riportare a un livello negoziale la crisi greca è il presidente della commissione Juncker che all’indirizzo dei falchi ha sostanzialmente detto di non essere disposto a farsi mettere la museruola e di non essere un tecnocrate, salvo poi ricordare ai greci che l’Eurozona non si compone di una sola democrazia ma di diciannove democrazie e che anche in altri paesi ci sono disoccupazione e salari anche più bassi che ad Atene.

Se con il passare dei giorni la vittoria del no al referendum di domenica mostra difficoltà di tenuta nella vita di tutti i giorni dei greci, anche l’ipotesi di ricorrere ai pagherò in sostituzione dell’euro rischia di essere particolarmente complessa. Così mentre c’è chi si spinge a sostenere che oggi la dracma varrebbe 20-25 centesimi di euro, i greci più fortunati sono quelli che vedono i loro stipendi pagati in contanti. Ma sono sempre di meno.

(foto Ansa)

Vedi anche

Altri articoli