Tsipras alla prova del Parlamento, oggi al voto le nuove riforme

Grecia
epa04851721 Greek Prime Minister Alexis Tsipras looks on as designate ministers are sworn in at the Presidential Mansion in Athens, Greece, 18  July 2015. Prime Minister Alexis Tsipras proceeded to a cabinet reshuffle, replacing ministers that have either resigned or are leaving the government.  EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

Il Parlamento è chiamato a dare il secondo via libera per sbloccare il terzo salvataggio in cinque anni

Oggi il governo di Alexis Tsipras affronterà il secondo giro di boa, quello che lo porterà dritto verso i negoziati per ottenere il prestito da 86 miliardi di euro. Il terzo in 5 anni.

Il Parlamento greco è infatti chiamato ad approvare la seconda tranche di riforme volute dall’accordo del 13 luglio. Questa volta il leader greco dovrà assicurarsi la maggioranza sulla riforma del codice civile, che dovrebbe accelerare i tempi della giustizia con una conseguente riduzione di spesa per le casse pubbliche, e sull’adozione della direttiva Ue sul risanamento e sulla risoluzione delle crisi degli enti creditizi tesa a proteggere le banche .

A semplificare la strada verso l’ok sarà la mancanza di due delle riforme più indigeste a Syriza e agli alleati di governo. Quella sulle baby pensioni e quella sulla tassazione agricola. Leggi che dovranno in ogni caso passare al vaglio del parlamento entro agosto.

Nelle prossime ore Tsipras sarà costretto ad affrontare le forche caudine delle opposizioni e di un partito in fibrillazione, nonché di una crescente tensione dell’opinione pubblica che ad ogni voto mostra i nervi nelle piazze della capitale. Il sindacato del settore pubblico greco Adedy ha già indetto per stasera una manifestazione di fronte al Parlamento di Atene e le forze di polizia sono già in allerta.

Nel difficile percorso verso il via libera, il premier greco ha trovato l’aiuto imprevisto dall’agenzia di rating Standad and Poor’s che ieri ha alzato il rating sul debito sovrano greco da CCC- a CCC+ e ha aggiornato l’outlook, cioè le prospettive future sul debito, da negativo a stabile.

Ma se da una parte Tsipras trova sostegno, dall’altra continua a prendere colpi dalla frangia più polemica dei suoi colleghi di partito. Primo fra tutti, Yanis Varoufakis che in un’intervista a Qn è tornato ad attaccare l’accordo. “Il primo ministro mercoledì scorso ha chiesto ‘Esiste un’alternativa? ‘ Ecco, io ho stimato che sì, un’ alternativa c’era”.

Quella dell’ex ministro delle finanze è un attacco in linea con le sue ultime uscite in cui non ha risparmiato critiche al suo premier. “Oggi la guerra non si fa più coi cannoni, – ha detto – ma con la pressione psicologica. In quale paese libero si è mai sentito di banche chiuse per tre settimane? Io capisco Alexis, cosa doveva fare? Ma c’ era una alternativa al default, alla resa. Hanno voluto umiliarci e punirci”.

L’ ex ministro ha anche spiegato perché ha votato no al pacchetto di riforme previsto dall’accordo con Bruxelles e perché probabilmente farà lo stesso oggi: “in Parlamento sono stato chiamato a dare il mio supporto ad un paradigma che non accetto, quello per il quale fra un fallimento controllato e prestiti tossici scegliamo i secondi e l’ altra opzione, cioè dire no al primo ministro. Ho votato no, ma sono solidale con lui”.

Di tutt’altro avviso, come c’era da aspettarsi, il presidente della Commssione Ue Jean Claude Juncker, che in un’intervista rilasciata ad un gruppo di quotidiani europei, tra cui l’italiano Repubblica, torna a parlare dell’accordo con la Grecia. “Credo sinceramente che la Grecia non abbia alcuna ragione di sentirsi umiliata perché la Commissione ha fatto di tutto per smussare gli angoli tenendo conto delle preoccupazioni, delle paure e delle aspettative degli uni e degli altri”.

Il voto sulle nuove riforme avverrà, come la volta scorsa, in tarda serata. Sulla carta Tsipras potrà contare su 123 voti. Solo 3 voti che lo dividono dall’obbligo di andare avanti solo grazie all’opposizione.

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