Trump è indagato? Lui lo ammette, ma l’avvocato smentisce

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Secondo uno degli avvocati di Trump, il tweet in cui il Presidente sembrava ammettere di essere indagato in realtà si riferirebbe alla “falsa” storia diffusa da Washington Post

Donald Trump non è indagato. A dirlo, in modo categorico, è uno degli avvocati del presidente americano, Jay Sekulow, che in un’intervista al programma “Meet the press” su Nbc (qui a sinistra il video), esclude il coinvolgimento del presidente americano nell’indagine sul Russiagate affidata a Robert Muller, il super procuratore indipendente, nominato dal Dipartimento della giustizia.

A parlare di indagine nei confronti di Trump era stato il Washington Post secondo cui l’inquilino della Casa Bianca avrebbe tentato più volte di impedire al capo del Fbi, James Comey (poi licenziato) di approfondire il tema delle connessioni tra lo staff presidenziale e Mosca e rilevarne eventuali profili di illegalità.

Le rivelazioni fatte dal Washington Post si basano in particolare sulla testimonianza di cinque persone informate delle richieste di interrogatorio che hanno voluto rimanere anonime. L’articolo dello scoop contiene diverse informazioni, molto approfondite, che lasciano intendere come queste fonti siano effettivamente bene informate su quanto sta accadendo a Washington. Secondo le stesse fonti, tra le figure di primo piano che questa settimana sarebbero state ascolltate da Mueller ci sarebbe il capo della National intelligence Daniel Coats, il direttore della Nsa Mike Rogers e il suo ex vice Richard Ledgett.

Oltre all’apparente credibilità delle fonti riportate dal quotidiano, ad aumentare la confusione su tutta la faccenda è stato lo stesso presidente americano che in un tweet piuttosto enigmatico sembrava aver ammesso di essere sotto indagine.“Sono indagato per aver licenziato il direttore dell’Fbi dall’uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell’Fbi. Caccia alle streghe!”, scrive venerdì su Twitter, attaccando il procuratore speciale Robert Mueller. Secondo Sekulow, però, quel tweet in realtà si riferirebbe alla “falsa” storia diffusa da Washington Post e non all’esistenza di una indagine sul presidente americano.

Questo tipo di affermazioni, poi smentite e successivamente riconfermate, sono un piatto tipico della comunicazione dell’era Trump. Non è la prima volta che il Presidente smentisce con un tweet le dichiarazioni ufficiali di membri del suo staff. Questa volta, però, è stato un suo avvocato a correggere il tiro su quanto affermato dal presidente. Quel che rimane un mistero è a chi si riferisse Trump nel suo enigmatico tweet. Per alcuni l’uomo che gli avrebbe chiesto “di licenziare il direttore dell’Fbi” sarebbe viceprocuratore generale Rod Rosenstein, la persona che ha nominato Robert Mueller come Procuratore Speciale per guidare l’indagine sul ruolo della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.


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