Incubo 2017: un supervertice Trump-Putin-Le Pen

Usa2016
FILE - In this Feb. 27, 2016 file photo, Republican presidential candidate Donald Trump pauses during while speaking at a rally in Millington, Tenn. Tough talk about torture is a guaranteed applause line for Donald Trump on the GOP presidential stump. Trump has repeatedly advocated waterboarding, an enhanced interrogation technique that simulates the feeling of drowning. (ANSA/AP Photo/Andrew Harnik, File)

Chi fermerà il miliardario? Ipotesi sul GOP

Ora, dopo il Super Tuesday, è allarme vero. L’incubo che il paese più democratico del mondo possa essere governato da uno come Donald Trump è reale. Può vincere non solo le primarie repubblicane ma la corsa alla Casa Bianca.

La sua “dottrina”, che Martin Wolf, editorialista del Financial Times, sintetizza con la formula del “pluto-populismo”, funziona. Scrive Wolf (Sole 24Ore) che il pluto-populismo è “un connubio fra la plutocrazia e il populismo di destra. Trump è l’incarnazione di questo matrimonio, ma per diventarlo ha gettato a mare, in una certa misura, gli obbiettivi liberisti, anti-tasse e anti-Stato dell’establishment repubblicano, a cui i suoi avversari per la nomination, finanziariamente dipendenti dai donatori, rimangono fedeli. E questo gli garantisce un vantaggio inarrivabile”.

Diceva stamane a Omnibus Alan Friedman, criticando i suoi colleghi del New York Times e del Washington Post, che Trump e Berlusconi sono molto diversi, paragonabili giusto per il fatto di essere miliardari (che tuttavia è un tratto comune non trascurabile), ad esempio perché – come scrive sempre Wolf – “Berlusconi non ha mai minacciato di rastrellare ed espellere milioni di individui”. Ma non è certo solo per questo.

E’ che Donald Trump è un pazzo, come ci ha detto Lucia Annunziata. Un pazzo lucido, che magari non sa quello che dirà fra un attimo ma ha in testa quello che farà fra un mese. Uno che attacca il Papa senza un minimo di giudizio, un personaggio inaffidabile ma anche uno che evidentemente, visto quello che succedendo, che ha pianificato tutto fin dall’inizio. Che ha una strategia precisissima di marketing elettorale: da ieri si è già piazzato in quella decisiva Florida (lo stato di Marco Rubio) dove il 15 marzo (si voterà anche in Ohio) pensa di chiudere la partita della nomination.

C’è stata sottovalutazione, da parte di analisti e politici, non lo si è considerato il solito fenomeno da baraccone contando che poi alla fine la Politica avrebbe avuto la meglio? Certo, sì. Walter Veltroni aveva lanciato l’allarme: “Mi sembra assurdo che non ci si fermi a ragionare e cercare le contromosse per evitare che questo caos rischi di assomigliare agli anni venti e trenta in Europa. C’è una gigantesca sottovalutazione, nel dibattito politico e culturale del nostro tempo”. L’ex leader del Pd invita a guardare dentro il consenso del miliardario newyorkese: perché il problema non è tanto lui, è la gente (milioni di donne e uomini) che lo vota.

Trump disegna l’onda lunga di quella che sommariamente si definisce antipolitica, il mostruoso arco che va da Budapest a Las Vegas, passando per Parigi e Marsiglia e – forse, almeno in parte – Roma. Antipolitica come Grande Semplificazione: basta immigrati, basta parlamenti, basta banche. Orban, Trump, Le Pen, Grillo – mettiamoci anche Putin, Erdogan: tutte cose diverse, ovvio, e tuttavia tutti piccoli e grandi fenomeni egemonici, in grado di intercettare il famoso spirito del tempo e dargli brandelli semplificati di pseudo-risposte. E così, in teoria, l’anno prossimo potremmo avere un vertice Trump-Putin; o un “trilaterale” Trump-Putin-Le Pen (molto più difficile che i Grillo e i Salvini “prendano” Roma), uno scenario con il quale bisogna fare i conti.

Colpa, anche, del ritardo della politica a rinnovarsi. E quando la politica non si rinnova fanno presto a cadere gli anelli deboli, stavolta è toccato ad un Grand Old Party privo da decenni di grandi figure e preda ormai di spiriti animali, da Sarah Palin a Trump. Ci sono stati, certamente, altri momenti in cui negli Usa l’anti-politica si è fatta sentire: anzi, l’hanno inventata loro, come quasi tutte le cose. Con la differenza che stavolta la carica anti-establishment non solo non ha nulla di progressivo (com’era il ’68) ma anzi si colora di follia, mania di grandezza e potenziale violenza (la sua citazione di Mussolini è significativa).

E’ possibile fermarlo, Donald Trump? Lo vorranno fare, saranno capaci di farlo, gli altri candidati repubblicani in corsa?

Se per esempio la corsa di Trump dovesse rallentare, potrebbero Cruz e Rubio trovare un accordo, per far convergere i voti negli ultimi Stati? O se Trump dovesse arrivare alla Convention repubblicana senza una maggioranza di seggi, potrebbero Cruz e Rubio favorire una nuova candidatura alla Casa Bianca?

O è già troppo tardi? O, infine, toccherà solo a Hillary e alla sua Clinton machine rimettere la Storia sul binario giusto?

 

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