Tutti i deliri del Presidente

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Nella hall della Trump Tower si svolge la prima surreale conferenza stampa dopo le elezioni di novembre. Un mix di promesse trascendentali e attacchi brutali. Condito da un clamoroso testa-coda sulla Russa e su Putin

Donald Trump si avvicina a grandi falcate al momento dell’insediamento. Il 20 gennaio giurerà a Washington come 45esimo presidente degli Stati Uniti. “Non vedo l’ora”, ha detto nella prima conferenza stampa ufficiale dopo le elezioni dello scorso novembre. Un incontro con i giornalisti tenutosi – il giorno dopo l’ultimo, commovente, speech di Barack Obama – nella hall della Trump Tower a Manhattan. E’ un segno, anche questo, di quanto saranno destinate a cambiare le abitudini di chi segue il presidente americano.

Una conferenza stampa iniziata, tanto per abbassare un po’ i toni (?!), con un attacco diretto all’intelligence americana, colpevole, secondo Trump, di aver fatto circolare informazioni false su di lui. “Una cosa del genere non dovrebbe mai essere scritta o pubblicata”, ha detto a proposito del dossier pubblicato da molti media sui suoi presunti legami con la Russia. “Una macchia” per gli 007 Usa, ha liquidato Trump.

“Non ho nulla a che vedere con la Russia – ha aggiunto – non ho accordi finanziari in Russia né accordi previsti in futuro, non ho crediti né debiti con la Russia. Ho delle proprietà, ma abbiamo pochi debiti e non sono in mano alla Russia”. E quanto ai rapporti con Putin, il magnate newyorchese sottolinea: “A Putin piace Trump? E’ una cosa positiva. Non so che relazioni avrò con Putin, ma spero siano positive”. Poi l’attacco a Obama: “La Russia può aiutarci a combattere l’Isis. L’attuale amministrazione ha creato l’Isis andandosene dall’Iraq e creando un vuoto di potere che ha dato vita all’Isis”. Poi, contraddicendo quanto detto finora, la grande ammissione: “Sì, forse dietro l’hackeraggio alle ultime elezioni presidenziali c’era la Russia“. E la colpa di chi è? “Dell’amministrazione americana troppo debole”.

Dalla politica estera a quella interna, i toni non cambiano, anzi. A livello lavorativo, dopo aver ringraziato “Fiat Chrysler e Ford per gli investimenti annunciati negli Stati Uniti”, ha garantito che “c’è un’atmosfera molto positiva” e che (e qui entriamo nel trascendentale) “sarò il più grande creatore di posti di lavoro che Dio abbia mai messo sulla terra“.

Poi un altro attacco, durissimo, alla legge simbolo di Barack Obama, la riforma sanitaria, nota al mondo come Obamacare, che ha allargato l’assistenza a milioni di americani prima privi di diritto alle cure. “E’ un totale e completo disastro – ha tuonato il presidente eletto – appena si sarà insediata la mia amministrazione presenterò una legge sull’assistenza sanitaria migliore per questo paese. Proporremo un piano per abrogare e sostituire l’Obamacare, un piano in diversi segmenti”, ha aggiunto Trump, secondo il quale l’assistenza sanitaria sarà “molto più economica, accessibile, migliore”. Salvo poi ammettere: “Sarà una cosa complicata…”.

Poi altri due cavalli di battaglia della campagna elettorale, entrambi riguardanti quello che per Trump sembra più un incubo che il Paese confinante con gli Stati Uniti: il Messico. “Non succederà più che le aziende possano spostare le loro fabbriche in Messico e poi vendere i loro prodotti negli Usa. Per loro ci saranno dazi salati”. E infine il grande annuncio finale: “Costruiremo il muro (al confine tra gli Usa e il Messico, ndr). Potremmo aspettare un anno, un anno e mezzo, ma non voglio. Il Messico ci rimborserà. In qualche forma, ma succederà“.

“E la sua dichiarazione dei redditi la pubblicherà?”, chiede un cronista accorso alla Trump Tower. “No, mai. Interessa solo a voi giornalisti”. Buona fortuna presidente!

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