Trivellazioni, fissato il referendum. Realacci: “Ma non ha più senso”

Ambiente
Nella foto distribuita dall'ufficio stampa il 31 luglio 2014 la Rainbow Warrior, nave simbolo di Greenpeace, entrata in azione nel mar Adriatico presso la piattaforma petrolifera Rospo Mare B, di propriet‡ Edison ed Eni.
ANSA/UFFICIO STAMPA GREEN PEACE
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La consultazione fissata per il 17 aprile. Polemiche sul mancato election day. Realacci: “Con le modifiche fatte, la consultazione è ormai indebolita e perfino discutibile”

Il Consiglio dei ministri ha fissato il referendum sullo stop alle trivelle: la consultazione si terrà il 17 aprile. Il Cdm ha infatti approvato il decreto per l’indizione del referendum popolare, che era stato accolto dalla Consulta, relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Che cosa vuol dire in pratica?

L’articolo 6 comma 17 del Codice dell’ambiente prevede che le trivellazioni possano proseguire fino a quando il giacimento lo consente, quindi le trivellazioni per cui sono già state rilasciate delle concessioni, non hanno alcuna scadenza. Il referendum vuole invece limitare la durata delle concessioni alla loro scadenza naturale, chiudere dunque definitivamente i procedimenti in corso e evitare proroghe.

La polemica

Da Possibile e Sel, ma anche da alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace e Legambiente, avevano chiesto al governo che il referendum si svolgesse lo stesso giorno delle elezioni amministrative che coinvolgeranno alcune grandi città come Roma, Milano e Napoli per risparmiare soldi e dare più tempo per discutere e confrontarsi sul tema.

“Spero non sembri una provocazione, ma se fosse in vigore la nuova Costituzione il quorum del referendum sarebbe molto più basso. Penso che attualmente il quorum sia molto alto, con la nuova Costituzione sarà abbassato di molto”, dichiara il deputato Pd Ermete Realacci, rispondendo alle polemiche sul mancato election day.

Inoltre, con le correzioni apportate dal governo, spiega Realacci, il referendum è ormai “indebolito e perfino discutibile”. Secondo il parlamentare dem “gli obiettivi che si ponevano le regioni referendarie sono stati sostanzialmente raggiunti, per quello che riguarda sia le 12 miglia come anche alcuni progetti già in corso come Ombrina sul quale si è tornati indietro e non si farà”. E’ stato corretto “anche quello che io considero uno scivolone gratuito – ha aggiunto Realacci -, quell’autorizzazione data il 22 dicembre per esplorazioni al largo delle Tremiti, che è vero che stavano al di fuori delle 12 miglia, ma che francamente era meglio non concedere, oltretutto a una società improbabile”.

“L’ultimo quesito rimasto del referendum riguarda lo sfruttamento di pozzi che stanno entro le 12 miglia che sono in produzione da tempo e che non mi sembra che fermarli sia una scelta strategia, anche perché lì sì che si avrebbe un problema di ricadute economiche e occupazionali”. Inoltre, conclude Realacci, si tratta “essenzialmente di pozzi di gas, che fa correre molti pochi rischi dal punto di vista del rischio di inquinamento”.

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