Tre pilastri per la quarta rivoluzione industriale. Il piano del governo

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Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha presentato il piano Industria 4.0 alla platea degli imprenditori riuniti al forum Ambrosetti. Reazioni positive da imprese e addetti ai lavori

Il piano del governo italiano per la quarta rivoluzione industriale, quella che dovrebbe fare leva sulla componente tecnologica per rilanciare il tessuto produttivo, poggerà su tre pilatri: sgravi fiscali per gli investimenti, sostegno alle imprese, ricerca attraverso il coinvolgimento delle università. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha presentato il piano Industria 4.0 alla platea degli imprenditori riuniti al forum Ambrosetti che si è da poco concluso a Cernobbio.

Un sistema di interventi per la competitività e la produttività che troveranno finanziamento nella legge di stabilità. Saranno incentivati gli investimenti sull’innovazione e sulla ricerca, a tal proposito verranno stanziate delle risorse per aiutare le aziende e verranno incoraggiate delle partnership con le migliori università del Paese.

È questa, per il ministro, la strada da percorrere in un momento in cui le imprese italiane hanno bisogno di imboccare una via moderna e innovativa dello sviluppo, per mettersi al passo con le sfide del mercato globale. “È venuto il momento – ha detto Calenda – di costruire una politica economica davvero lunga e una governance che abbia uno sguardo lungo, dicendo con molta chiarezza ai cittadini: noi facciamo questo perché il paese le possibilità ce le ha ma lo scenario è molto difficile e rimarrà molto difficile, ma questo non ci deve dare ansia né dobbiamo tirarci indietro, scorciatoie non ce ne sono, ci vorrà un impegno sempre ancora più forte.

In particolare quando si parla di incentivi fiscali ci si riferisce ad una proroga del cosiddetto superammortamento del 140%, che dovrebbe, secondo le intenzioni dell’esecutivo, essere aumentato fino al 160%. Una deduzione che le imprese potranno far valere sugli investimenti nei settore tecnologici, del digitale e della ricerca.

Quanto al sostegno alle imprese si pensa al rifinanziamento della legge Sabatini, per l’acquisto di beni tecnologici strumentali, e del Fondo centrale di garanzia del Mise, la cui dotazione verrà portata dagli attuali 700 milioni di euro a 900. In questo modo il Ministero, che presenterà il Fondo il prossimo 10 settembre, conterà di aumentare il totale degli investimenti attivati dai 15 ai 20 miliardi.

Infine, per quanto riguarda la ricerca le intenzioni del governo sono quelle di finanziare quattro o cinque università, che già hanno una vocazione per l’innovazione e lo sviluppo, al fine di trasformarle in dei veri e propri centri di eccellenza. Qui verranno realizzati progetti di studio e percorsi formativi di alta specializzazione.

Il piano presentato dal ministro è stato accolto positivamente da Confindustria. Quella dell’industria 4.0, ha dichiarato il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, “è una grande sfida interna ed esterna alle fabbriche, tecnologica e culturale, dobbiamo coglierla, possiamo cavalcarla”. “Non dimentichiamoci che siamo il secondo Paese industriale d’Europa”, ha continuato Boccia, sottolineando che “dobbiamo avere grandi ambizioni e potremmo essere uno dei più grandi Paesi industriali se attiviamo questa nuova dimensione, che è la grande rivoluzione industriale che il mondo deve cogliere, a partire dall’industria italiana”.

Anche il mondo della ricerca ha promosso l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo economico. Per Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), “è importante che in un Paese come il nostro, che ha una manifattura forte e che ci vede competitivi, ci si occupi del modello Industria 4.0 ed è ottimo che ci siano misure governative”.

Mentre secondo Marco Cantamessa, presidente dell’incubatore del Politecnico di Torino e di PniCube, la rete di incubatori che conta 41 associati fra Università e incubatori accademici, si tratta di “aria nuova per potenziare il collegamento tra università, ricerca e imprese”. Un collegamento chiave, spiega, per lo sviluppo industriale ed economico dell’Italia. Si tratta però, osserva Cantamessa, di un’occasione preziosa che non bisogna farsi sfuggire: “l’Industria 4.0 rappresenta una sfida molto importante che sta coinvolgendo i Paesi industrializzati ed un cambiamento paradigmatico che l’Italia deve cogliere rapidamente perché  se il Paese fa passare il momento, in un futuro prossimo ci saranno problemi seri per la nostra economia”.

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