Colosseo chiuso per assemblea, l’ira del governo

Cultura
Turisti in fila in attesa di visitare il Colosseo la cui apertura, insieme a quella di altri dei siti, è stata ritardata alle 11:30, per via di un'assemblea sindacale, Roma, 18 Settembre 2015. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Chiusi anche il Palatino, le Terme di Diocleziano e Ostia Antica. Il garante: urgente ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali.

“La misura è colma. Il buonsenso nell’applicare regole e nell’esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese. Per questo abbiamo concordato con il presidente Renzi che al Consiglio dei Ministri proporrò una modifica legislativa che consenta di inserire anche i musei e i luoghi della cultura aperti al pubblico tra i servizi pubblici essenziali”.

Il ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini commenta così il nuovo stop di tre ore dei siti archeologici più importanti di Roma per un’assemblea sindacale. Sono rimasti infatti chiusi Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano e Ostia Antica con l’apertura solo alle 11.30, al termine dell’assemblea e con migliaia di turisti rimasti in attesa per tre ore.

Infatti, ieri sera il consiglio dei ministri ha varato un Decreto legge in cui si equiparano i musei e i luoghi di cultura ai servizi pubblici essenziali. “Con questo decreto non facciamo nessun attentato al diritto allo sciopero – ha detto il premier – ma diciamo solo che in Italia, per come è fatta, i servizi museali sono dentro i servizi pubblici essenziali”.

“Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona ” aveva in precedenza scritto su twitter Renzi.

“La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale questa mattina, motivata da un’assemblea sindacale, peraltro regolarmente convocata, porta, ancora una volta, alla ribalta l’urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali”. Lo dichiara in una nota Roberto Alesse, presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi. “Proprio ieri – ricorda – è iniziata in Senato la discussione dei disegni di legge di modifica alla legge sul diritto di sciopero, sollecitata dallo stesso governo, ed è mio auspicio che, in quella sede, si ragioni con rigore e serietà anche di questo tema”. E continua: “Lasciare la fruizione del nostro patrimonio culturale fuori dai servizi pubblici vuol dire continuare a dare una pessima immagine del Paese ai cittadini e ai milioni di turisti che quotidianamente scelgono di vistare le nostre città”

E infatti, oggi pomeriggio in Consiglio dei Ministri, il titolare dei Beni culturali proporrà al governo di inserire musei e luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali. “Il decreto che faremo non sfiora assolutamente i diritti dei lavoratori – ha specificato Franceschini giungendo al Cdm – si potranno fare assemblee e scioperi, ma secondo regole particolari nei settori che toccano i cittadini”.

“Non si è trattato di chiusure ma di aperture ritardate”. Precisa però la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica. “I siti, come previsto, alle 11.30 hanno aperto, compreso l’Anfiteatro Flavio”.

Parole molto dure arrivano anche dal senatore del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama: “Fa male all’Italia la nuova assemblea sindacale che ha portato alla chiusura dei principali monumenti di Roma. Turisti lasciati in strada, assenza di avvisi, cancelli sbarrati per ore. Ha ragione Alesse: i beni culturali devono essere considerati servizi pubblici essenziali”. E conclude: “Anche se l’assemblea è da considerarsi legittima, non c’è alcuna giustificazione per chi chiude la cultura”.

Il soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti spiega: “Sono dispiaciuto per i disagi, ma era impossibile vietare l’assembleaTutto si è svolto regolarmente, l’assemblea non aveva come oggetto il Colosseo, il problema è nazionale e riguarda il mancato rinnovo del contratto e il mancato pagamento del salario accessorio: non ci sono rivendicazioni nei confronti della soprintendenza, ma del datore di lavoro generale che è il Mibact”,

 

 

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