Trasparenza leghista, Bitonci caccia la stampa dal municipio

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Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci (Lega Nord), durante il dibattito 'A confronto due diversi modi di governare' a cui partecipa il vicesindaco della Lanterna, Stefano Bernini (PD), presso il Teatro della Gioventù di Genova, 13 novembre 2014.
ANSA/PAOLO ZEGGIO

A Padova vietato l’ingresso per i giornalisti in comune al di fuori degli orari in cui sono fissate conferenze stampa

«Il est interdit d’interdire», ovvero «Vietato vietare»: è uno degli slogan del Maggio francese e sicuramente Massimo Bitonci, giovane sindaco leghista di Padova, non ha nel proprio bagaglio culturale simili rimembranze che peraltro sono anche un po’ lassiste e anarcoidi. Lui vieta, eccome, cominciando proprio dall’informazione, aspirando al guinness dei primati della proibizione. Ha, infatti, negato ai giornalisti di entrare in municipio. Con una delibera ne regola l’ingresso: si potrà entrare solo con un badge che è dato in portineria su consegna di documento d’identità. Si precisa, però, che l’accesso dei giornalisti sarà coordinato dall’ufficio stampa del Comune in base ad un calendario di conferenze stampa.

Se non ci sono conferenze stampa è bene starsene fuori. Non viene, infatti, consentito l’accesso e la sosta all’interno del Municipio, fuori dagli orari fissati per le conferenze stampa. Di fatto Municipio proibito ai giornalisti di radio, tv e carta stampata. La notizia ha sconcertato e irritato, naturalmente, tutti i giornalisti della città e regione. Paolo Possamai, direttore del Mattino di Padova, in un corsivo pubblicato ieri sul giornale, ha ironicamente polemizzato: «Palazzo Moroni è una casa di vetro. Ma potete scegliere se parliamo di vetro blindato, oppure di vetro satinato, ovvero di vetro sporco. In ogni caso, al signor sindaco Massimo Bitonci non garba che alcuno ci guardi dentro. Non gli va, dunque vieta ai giornalisti l’accesso al Palazzo. E secondo lui non lo deve nemmeno motivare, perché pensa – ad evidentiam – che Palazzo Moroni sia in effetti Palazzo Bitonci».

Duro anche il giudizio del presidente dell’Ordine del Veneto, Gianluca Amadori: bizzarro è il fatto che la principale preoccupazione del sindaco sia quella di impedire che gli operatori dell’informazione possano fare il proprio lavoro in piena libertà. Il sindaco di Padova ha ricalcato pari pari le azioni già tentate a Verona da Tosi e a Venezia da Luigi Brugnaro: entrambi, in tempi diversi, avevano cercato di limitare l’accesso dei giornalisti in comune. Nel giro di pochi mesi tutto era finito a tarallucci e vino. Speriamo che finisca così anche a Padova, magari sostituendo il vino con un grappino.

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