Tra propaganda e responsabilità, i Cinquestelle annaspano

Terrorismo
Luigi Di Maio (S) e Alssandro Di Battista del M5S,durante l'esposizione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità del disegno di legge di riforma della RAI e del servizio pubblico a Montecitorio,Roma,20 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI,

Tra la linea pacifista e quella propositiva, il risultato è un pastrocchio. “Lasciate stare Di Battista, quello che pensiamo l’abbiamo detto alla Camera”

L’Isis e l’Italicum. Accostamento bizzarro, ma che qualcuno ha già avuto l’ardire di proporre. Aggiungiamo allora un terzo elemento: l’Isis, l’Italicum e i Cinquestelle. Come già per la riforma elettorale, infatti, il M5S si trova anche in questa fase nella complicata posizione di condividere sostanzialmente la linea del governo Renzi, senza ovviamente poterlo dire esplicitamente.

Ecco allora che per esprimere ciò che pensano sul post-attentati di Parigi, i Cinquestelle – anche i più scafati come Di Battista – balbettano, appaiono confusi, persi tra un pacifismo ante litteram, un allarmismo sul piano della sicurezza interna e un’assoluta incapacità di indicare una condotta chiara e coerente sul piano diplomatico (parole poche e confuse su Russia, Iran, Palestina…). In altri termini, unfit to lead Italy. Inadatti a governare. Tanto che i responsabili comunicazione del Movimento sono costretti a metterci una pezza: “Lasciate stare quello che ha detto Di Battista, la nostra linea è quella che abbiamo spiegato in aula l’altro giorno“.

Il profilo più propagandistico è infatti proprio l’esatto contrario di quello che i grillini vorrebbero far emergere. “Noi non vogliamo mostrarci semplicemente in contrapposizione con Renzi, soprattutto in una fase come questa – spiega la deputata cinquestelle Giulia Sarti – cerchiamo di capire cosa vuole fare lui, soprattutto sul piano della sicurezza interna. Finora abbiamo solo sentito parole, aspettiamo i fatti”. La trincea è chiara: “Noi non siamo come Salvini”.

Il senso di responsabilità si è tradotto nei fatti questo pomeriggio a Montecitorio, con il sì del M5S all’emendamento al decreto per il rinnovo delle missioni internazionali che prevede l’estensione delle garanzie riservate all’intelligence anche ai nostri reparti militari impegnati all’estero, su decisione del presidente del consiglio. Una delicata trattativa portata avanti per tutto il pomeriggio in maniera non pregiudiziale e – al contempo – abbastanza sommersa da evitare l’accusa di non contrastare una decisione voluta da Renzi.

A influenzare la linea “pacifista” del M5S c’è poi una questione tutta legata agli equilibri interni al movimento. La trasversalità, croce e delizia dei Cinquestelle, è venuta infatti un po’ meno – almeno nelle aule parlamentari – dopo la fuoriuscita di alcuni deputati, che sostenevano le ragioni più tradizionalmente destrorse: Walter Rizzetto, Aris Prodani, Mara Mucci e Sebastiano Barbanti, non a caso, hanno abbandonato Alternativa libera (il gruppo dei fuoriusciti grillini) dopo la decisione di convergere con i civatiani di Possibile in un unico gruppo, con lo stesso Rizzetto in procinto di approdare a Fratelli d’Italia.

Alzare la bandiera dei pacifisti, quando anche gli stessi pacifisti ammettono di essere in difficoltà, e al contempo mostrarsi in grado di assumere responsabilità di governo è molto complicato, soprattutto in una fase come questa. E quando le cose si complicano, il M5S mostra tutti i suoi limiti. Unfit to lead.

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