Tra Malta e il G20, l’Europa chiede aiuto sui migranti

Immigrazione
epa05020921 Attendees to the Valetta Summit on Migration 2015 line up for a group photo in Valetta, Malta, 11 November 2015. European and African leaders meet in Malta starting for a two-day migration summit, as Europe struggles to stem the flow of people attempting to reach its shores.  EPA/LINO ARRIGO AZZOPARDI

Al via il vertice con i paesi africani: sul tavolo fondi per la cooperazione in cambio di intese per la riaccoglienza. Domenica in Turchia, l’Ue proverà a convincere gli altri “Grandi” a considerare mondiale l’emergenza

La prima tappa, oggi e domani, a La Valletta con il vertice Europa-Africa; la seconda, domenica e lunedì, ad Antalya (Turchia) per il G20. Si gioca tra questui due appuntamenti la speranza dell’Unione europea di trovare sostegno a livello internazionale per fronteggiare quella che ormai non è più un’emergenza, ma un fenomeno continuativo, che secondo tutti proseguirà ancora a lungo nei prossimi anni: l’immigrazione proveniente dal sud del Mediterraneo e dal Medio Oriente.

Sono oltre sessanta i rappresentanti di stati europei e africani che si ritrovano in queste ore a Malta, nel tentativo di fare fronte comune sulla questione migranti. In questo caso, è soprattutto l’immigrazione economica ad allontanare le posizioni dei due fronti. L’Europa, infatti, chiede maggiore collaborazione sulla gestione dei rimpatri, offrendo in cambio un sostegno economico che arriva fino a 3,6 miliardi di euro: la metà messa sul piatto direttamente da Bruxelles, mentre il resto dovrebbe venire come contributo degli Stati membri. Su quest’ultima parte, però, di certa c’è solo la sollecitazione proveniente dalla Commissione Ue, mentre l’adesione dei singoli Paesi è ancora tutta da confermare.

A fronte del Trust Fund promosso dall’Europa, gli Stati africani dovrebbero offrire la loro disponibilità a stringere accordi di riaccoglienza dei migranti economici che non rientrano nelle quote previste sulla sponda nord del Mediterraneo. Quote che – per la controparte a sud – dovrebbero essere elevate dai Paesi europei , facilitando così l’immigrazione legale.

I lavori di stasera e domani saranno dedicati proprio a cercare di limare queste distanze, per provare a concordare quello che, prima di partire per l’isola, Matteo Renzi in una lettera pubblicata su Avvenire ha definito lo “strumento operativo di una cooperazione innovativa tra Pesi che non vogliono limitarsi a reagire o tamponare il fenomeno migratorio, ma che vogliono accompagnarlo con scelte politiche e non emergenziali”.

Al termine del meeting a La Valletta, è previsto anche un vertice informale dei Paesi europei, convocato dal presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Un incontro che servirà a fare il punto sulle decisioni (eventualmente) prese, ma anche e soprattutto a preparare l’altro appuntamento previsto fissato per domenica in Turchia.

Al G20, tra gli altri temi (soprattutto economici) in agenda, l’Europa andrà a sollecitare i “Grandi” del mondo (Usa, Cina, Giappone, Russia, ma anche Canada, Australia, Brasile su tutti) proprio sull’accoglienza dei profughi. Un problema che – dal punto di vista europeo – merita di essere riconosciuto come un tema mondiale e non solo confinato al di qua dei Balcani. Tusk e Juncker chiederanno al G20 di incrementare i fondi destinati alle organizzazioni internazionali che si occupano della crisi migratoria e premeranno soprattutto su Usa e Arabia Saudita per accogliere una quota maggiore di rifugiati.

A opporsi a questa linea, alla vigilia del vertice di Antalya, sono soprattutto Russia e Cina. Il che rende scettici su un successo diplomatico gli sherpa europei che stanno preparando il vertice.

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