Tory a congresso. La guerra fratricida tra May e Cameron

UK
epa05423476 A composite image of outgoing British Prime Minister David Cameron  accompanied by his wife Samantha (L) and their children as he waves to the media on his departure from No. 10 Downing Street for the last time, and new British Prime Minister Theresa May with her husband Philip John May (R) waving to the media soon afterwards  upon their arrival at No. 10 Downing Street in London, Britain, 13 July 2016. Britain's current Home Secretary Theresa May became Britain's new Prime Minister later in the day after a meeting with the Queen.  EPA/ANDY RAIN

A Birmingham la conferenza annuale dei conservatori britannici dopo lo shock Brexit. Tra la premier e l’ex primo ministro sei mesi di scontri

Se al tuo avversario puoi strappare entrambe le braccia, fallo. Non cedere alla debolezza di lasciargliene una. In seguito te ne pentiresti». A teorizzarlo è Francis Urquhart, diabolico protagonista della serie House of Cards, fortunata trilogia poi trasformata in saga tv dell’inglese Michael Dobbs, eccellente esperto in tema di lotte di potere visto che è stato a lungo a fianco di Margaret Thatcher con l’incarico di proteggerla dagli attacchi dei nemici celati all’interno del governo o del suo partito. Una battaglia condotta seguendo una analoga strategia si è combattuta dall’inizio dell’anno tra i conservatori britannici che si riuniranno da domani a Birmingham per il consueto congresso autunnale. A rivelare i retroscena della guerra fratricida in corso in casa tory è sir Craig Oliver, già capo della comunicazione di David Cameron a Downing Street, in un libro di memorie appena pubblicato a Londra. Dalle pagine di Oliver si apprende che Cameron e Theresa May, attuale premier, hanno combattuto per almeno sei mesi senza risparmiarsi colpi proibiti e che lo scontro è iniziato appena Cameron ha intuito che May voleva destituirlo. Il volume svela poi particolari sulle divisioni in merito alla strada da percorre per uscire dalla Ue dopo il voto referendario e non risparmia critiche ai ministri, il cui unico obiettivo è apparire in tv o sulle prime pagine dei tabloid con dichiarazioni piene di retorica nazionalista.

Nonostante l’enorme vantaggio in termini di consenso che tutte le rilevazioni assegnano ai conservatori sui laburisti (almeno quindici punti percentuali a dividere le due formazioni), a Birmingham il congresso parte senza una «road map» per le trattative con Bruxelles, per ridare slancio a un’economia in frenata a seguito dei timori per Brexit, per reprimere le tensioni sociali che hanno provocato un incremento del 150 per cento dei reati a sfondo razziale dopo che la destra ha imposto al centro del dibattito pubblico il tema degli immigrati «che arrivano per rubare il lavoro agli inglesi». In tema di Brexit la confusione è totale e May ha fatto sino ad oggi ben poco per fare chiarezza. La spaccatura più evidente è tra chi vorrebbe far ricorso in tempi rapidi all’articolo 50 del Trattato di Lisbona e abbandonare in fretta la Ue e chi, al contrario, frena preferendo attendere i risultati delle elezioni francesi e tedesche. La premier si è intanto infilata in un aspro conflitto giuridico con la Camera dei Lords dopo aver sostenuto l’inutilità di un voto in aula prima di procedere con i negoziati. La commissione costituzionale dei Lords ha ribattuto in un documento ufficiale che il voto è invece indispensabile e che il mancato coinvolgimento di Westminster costituirebbe un atto di imperio «dal dubbio valore legale». Prima che questo nodo venga sciolto è arduo pensare che May possa procedere. La premier deve inoltre trovare almeno venti milioni di sterline che costituiscono il costo stimato per difetto della struttura burocratica destinata a gestire il negoziato per l’uscita.

Al netto delle affermazioni propagandistiche, i conservatori si trovano poi a obbligati a scalare montagne ripidissime in ambito economico. «La notte del 23 giugno il nostro sistema finanziario Rolls Royce, che rappresenta il 13,5 del Pil, si è purtroppo trasformato nel modello Trabant», ha detto il governatore della Banca d’Inghilterra chiamando in causa la vettura poco funzionale in uso nella Germania comunista. Le cifre proposte degli analisti lasciano poco margine ai dubbi: raffreddamento della crescita (da un 2 per cento a un modesto 0,4), rischio molto concreto di finire in recessione, multinazionali e grandi aziende in fuga verso il continente con ovvie ricadute in termini di occupazione. All’inizio della settimana i Lloyd’s hanno ufficialmente annunciato che trasferiranno a breve una parte dei loro uffici a Francoforte o a Parigi per continuare a godere dei vantaggi derivanti dal mercato unico che rappresenta il dieci per cento del loro fatturato. Probabile che quasi tutte le oltre cinquemila aziende britanniche in possesso del «passaporto finanziario europeo» seguano l’esempio dei Lloyd’s, ignorando gli appelli del governo che sta inutilmente cercando di frenare l’esodo.

May, dal canto suo, si è rivelata una tory assai tradizionale. Lo dimostra l’unica proposta concreta avanzata da quando è a Downing Street: il ritorno a un sistema educativo messo da parte nel secondo dopoguerra che prevede un test di valutazione per gli undicenni, destinati a essere divisi sulla base del risultato tra le scuole di élite che preparano all’università e quelle invece a indirizzo professionale. L’attuale minoranza del partito che sosteneva l’ex premier Cameron ha definito il progetto «scandaloso» e promette battaglia nelle aule parlamentari. I conservatori sono divisi su molti temi cruciali e solo la debolezza del Labour guidato dal massimalista Corbyn garantisce loro una sicura vittoria alle prossime politiche. Tuttavia durante il congresso i sostenitori di May e quelli di Cameron non mancheranno di battagliare, sia pure dietro le quinte. «Certo, il cinismo è spregevole ma usarlo credo produca sempre ottimi risultati», dice ancora Francis Urquhart in House of Cards mettendo a parte dei suoi progetti un fidatissimo complice. Nella finzione narrativa il piano ispirato a questo principio funziona. Nella realtà britannica di oggi le lame delle spade e dei pugnali rischiano di provocare uno spargimento di sangue all’i n te r n o di una classe dirigente conservatrice senza dubbio modesta. Alla quale però la regina Elisabetta e gli elettori hanno affidato il compito di evitare che l’i n te ro sistema istituzionale imploda a causa del voto referendario dello scorso giugno.

Vedi anche

Altri articoli