Torna l’Old Firm, fenomenologia del derby più settario d’Europa

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Tom Forsyth Rangers football player May 1973
Scores goal against Celtic Scottish Cup Final Hampden Park Glasgow
Celtic goalkeeper Ally Hunter and George Connelly look on

Con la promozione dei Rangers nella Premiership scozzese dopo 4 anni di assenza, torna la sfida con il Celtic. Una partita che trascende il calcio e affonda le sue radici nella storia religiosa e politica del Regno Unito. Una storia che proviamo a raccontare qui

Il 5 aprile non verrà più ricordato solo per essere stato il giorno in cui hanno condannato Oscar Wilde per omosessualità dichiarata, o perché si è svolto il primo storico sciopero in Lussembrugo, oppure, ancora, per la scomparsa del cantante dei Nirvana Kurt Cobain. Il 5 aprile 2016 è una data che rimarrà impressa nella mente degli appassionati di calcio, non solo in Scozia o nel Regno Unito, perché i Rangers di Glasgow, dopo quattro anni di odissea nel mare aperto delle serie minori, sono finalmente tornati nella Scottish Premiership.

The Gers are back. Dopo la vittoria per 1-0 sul Dumbarton, con gol di uno degli eroi stagionali, James Tavernier, il calvario è finalmente finito. Un calvario iniziato nel 2012, con il fallimento, la messa in liquidazione della società e l’obbligo di ripartire dalla Third Division, la quarta e ultima serie professionistica in Scozia. Un percorso netto, quasi: nel 2013 la promozione in terza serie, nel 2014 un altro salto di categoria nella Scottish Championship, una battuta d’arresto nel 2015 con la finale play-off persa nel 2015 e, infine, l’apoteosi nel 2016, con la vittoria anticipata nel campionato di “Serie B” e l’ultima agognata promozione.

Ibrox Park, la casa dei Gers, tornerà a respirare il calcio che merita. D’altronde, in questo lungo viaggio, dalla quarta serie alla Premier, non aveva mai fatto mancare il proprio appoggio alla squadra, anzi: in occasione della prima partita in Third Division contro l’East Stirling ben 49.118 spettatori invasero le tribune di Ibrox, 50.048 nell’ultima gara contro il Berwick, stabilendo il record mondiale di presenze allo stadio in quarta serie. Durante la stagione in Second Division, è stata registrata una media spettatori di 45.744, roba da far invidia a tutte le squadre della sempre più spopolata Serie A italiana.

We take back our world, i Rangers tornano dunque nella massima serie scozzese e, soprattutto, torna una delle partite di calcio più amate e seguite al mondo: il derby di Glasgow con i cugini e acerrimi rivali del Celtic. Molto più che una stracittadina.  Una vera e propria battaglia sportiva, che affonda le sue radici in dispute che vanno oltre il calcio, dalla religione alla politica. I Rangers, fondati nel 1872 dai fratelli McNeil, McBreath e Campbell, sono la squadra dei protestanti e degli unionisti. Il Celtic, di contro, costituito nel 1888 per mano di un frate alla guida di una comunità di immigrati irlandesi, è il team dei cattolici e degli indipendentisti. Il quadrifoglio nel simbolo e il nome stesso del club richiamano le origini celtiche dei popoli irlandesi e scozzesi.

La rivalità tra le due squadre, alla luce di tutto questo, trascende il calcio, vive in ogni atto, in ogni strada, in ogni famiglia di Glasgow e non solo. O sei blu o sei biancoverde, alternative non ce ne sono. Quasi mai, però, si può scegliere. Si nasce da famiglie cattoliche, tendenzialmente più povere e di origini proletarie? Allora si tifa Celtic. Si nasce da famiglie protestanti, più ricche, perbene e borghesi? Non ci sono dubbi, il cuore sarà blu e lo sarà per tutta la vita.

Il nome stesso del derby è tutto un programma: Old Firm, che alcuni traducono con Vecchia Azienda, altri con Vecchio Affare. Come se il campionato scozzese fosse un affare riservato alle due squadre di Glasgow. E in effetti, sembra essere così. Cento titoli in due, 54 per i Rangers, 46 per il Celtic. L’ultima “intrusa” fu l’Aberdeen (guidata da un giovane tecnico scozzese che poi avrebbe fatto la storia del calcio, non solo britannico, Alex Ferguson) che riuscì a vincere il campionato nella stagione 84-85.

Oltre che una questione di classe, il derby di Glasgow, come noto, è quanto di più settario si possa immaginare nel mondo del calcio. Ad Ibrox Park sventolano le bandiere dell’Union Jack, al Celtic Park quelle irlandesi. Le magliette dei due club sono diventate anche il simbolo di una delle pagine più nere della storia della Gran Bretagna, i troubles nordirlandesi. A Belfast e a Derry girare nei quartieri sbagliati con le casacche sbagliate poteva provocare uno scontro a fuoco. Ancora oggi, nei dintorni di Falls Road, di Shankill Road o del Bogside occorre fare molta attenzione ai colori con cui ci si veste.

L’Old Firm si è spesso contraddistinto per scontri violenti tra le due tifoserie. Gli agguati reciproci, negli anni ’70 e ’80, hanno provocato anche un numero significativo di morti. Tanto da costringere più volte le autorità ad intervenire, a limitare le occasioni di confronto, a far giocare la partita sempre all’ora di pranzo. Fino a vietare i cori troppo violenti o inneggianti al settarismo, quelli a sfondo religioso, peggio ancora quelli razzisti. Sono spesso i tifosi del Celtic ad andare oltre le righe, con richiami all’indipendentismo e cori inneggianti all’IRA. Quelli dei Rangers, dal canto loro, innalzano il tono dello scontro, insultando le radici cattoliche del club, spesso ricordando le vicende di pedofilia della Chiesa cattolica, o ricordando le marce orangiste dei protestanti.

Glasgow oggi è una città in piena crescita, molto viva dal punto di vista sociale e culturale. I problemi legati alla crisi dei cantieri navali sono stati superati e la vita, in questa città di oltre 600mila abitanti (2 milioni considerando tutta l’area urbana), scorre via tranquilla. Nei giorni dell’Old Firm, però, cambia tutto. La tensione sale alle stelle, le scorribande nei reciproci covi (spesso dei pub dalla storia centenaria) sono all’ordine del giorno. Sebbene nel calcio moderno, ormai, i trasferimenti da una squadra all’altra della stessa città siano ormai sempre più frequenti, a Glasgow questo è ancora poco immaginabile. Dalla seconda guerra mondiale a oggi, solo 5 giocatori hanno vestito la maglia di entrambi i club. E quando è successo, per i protagonisti, non è stato facile continuare a condurre una vita normale.

Il derby di Glasgow, oltre a tutto questo, è anche un gigantesco affare economico. E’ stato calcolato che la presenza di Celtic e Rangers porti nelle casse dell’economia scozzese circa 120 milioni di sterline all’anno. Anche per questo, un loro eventuale trasferimento nella ricca e famosa Premier League inglese, caldeggiato da anni da entrambi i club, è osteggiato dalla Federazione e dal governo locale scozzese. Dal canto loro, le due squadre continuano a spingere, perché, visto il seguito planetario che hanno, un loro spostamento in Inghilterra comporterebbe un notevole miglioramento finanziario: a causa della sostanziale irrilevanza della lega scozzese, infatti, le due compagini ricevono dai diritti tv molto meno rispetto a squadre inglesi con una base di sostenitori molto inferiore.

L’ingresso dell’Old Firm nella Premier League è però osteggiato dalle stesse squadre inglesi: le ‘piccole’ temono di essere estromesse dal campionato più ricco del mondo, le ‘grandi’ vedono nella presenza di Celtic e Rangers un’ulteriore complicazione nella corsa alla qualificazione per le competizioni europee. L’unica speranza è che l’attuale detentore dei diritti tv della Premier League, Sky Television, spinga per l’ammissione dei due club, forti della possibilità di aumentare l’audience e l’attrattività del campionato inglese.

In attesa di capire cosa succederà, gli appassionati di calcio di tutto il mondo potranno finalmente tornare a godersi l’Old Firm, il derby più antico e spettacolare d’Europa.

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