Torna l’incubo intifada, la storia delle prime due insurrezioni palestinesi

Medio Oriente
Luogo dell'attentato compiuto nella colonia di Kiryat Arba, nei pressi di Hebron in Cisgiordania, 9 ottobre 2015 ANSA/ UFFICIO STAMPA POLIZIA ISRAELE  

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Se gli appelli che arrivano da Gaza saranno ascoltati, si tratterebbe della terza rivolta, dopo l’intifada delle pietre e quella di al Aqsa

Torna l’incubo intifada in Medio Oriente. Il premier islamista di Gaza, Ismail Haniye, ha chiesto di aumentare l’ondata di aggressioni palestinesi verificatesi in questi giorni per trasformare le azioni, ancora isolate e sporadiche, in una vera e propria sommossa: “La battaglia per liberare Gerusalemme è la battaglia di Gaza e l’intifada della Cisgiordania è l’intifada del nostro popolo”.

Se gli appelli di Gaza saranno ascoltati, si tratterebbe della terza intifada (che significa, letteralmente, insurrezione) dopo le prime due che hanno segnato la rivolta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana a Gerusalemme Est e nei territori della Cisgiordania. La prima, durata 6 anni dal 1987 al 1993 è stata rinominata “intifada delle pietre”, la seconda (2000-2005) “intifada di al Aqsa”.

Intifada delle pietre
L’8 dicembre 1987, quattro palestinesi del campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza, muoiono investiti da un camion israeliano. Il giorno dopo scatta la rivolta negli otto campi di rifugiati dell’enclave palestinese. Parte l’intifada delle pietre che in pochi giorni si propaga nei territori occupati che durerà per sei lunghi anni fino al reciproco riconoscimento fra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Il governo israeliano accusa la Siria, l’Iran e l’Olp di essere all’origine dei disordini. In realtà, l’intifada è un movimento popolare spontaneo che esprime la frustrazione dei palestinesi dopo 21 anni di occupazione. Il sollevamento coglie di sorpresa lo stesso direttivo dell’Olp che all’epoca aveva sede a Tunisi. Le strade delle città e dei villaggi, le stradine dei campi, le terrazze, i minareti delle moschee si trasformano in altrettanti campi di battaglia a cui prendono parte giovani dai 10 ai 25 anni. Le forze israeliane rispondono sparando proiettili veri ai lanci di pietre e di bottiglie incendiarie. In sei anni, 1.258 palestinesi vengono uccisi da militari o coloni israeliani, secondo un bilancio stabilito dall’Afp sulla base di fonti palestinesi. Circa 150 israeliani vi perdono la vita. Il 13 settembre 1993 vengono firmati a Washington gli accordi di Oslo sull’autonomia palestinese.

Intifada di al Aqsa
Il 28 settembre 2000, due mesi dopo il fallimento degli accordi di Camp David, che avrebbero dovuto portare ad una soluzione finale del conflitto israelo-palestinese, Ariel Sharon allora capo dell’opposizione di destra si reca sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Il giorno dopo, la polizia israeliana spara su dei manifestanti sulla Spianata, uccidendo cinque palestinesi sul posto e altri due in città. Il 30 settembre, la morte ripresa dalle telecamere di Mohammad al Durra, 12 anni, ucciso fra le braccia del padre, diventerà il simbolo dell’intifada che prende il nome della principale moschea situata sulla Spianata. Circa 4.700 morti, di cui più dell’80% palestinesi in circa cinque anni. La rivolta è segnata da sanguinosi attentati suicidi in Israele a da attacchi armati contro militari o coloni nei Territori. Il capo dell’Olp Yasser Arafat è confinato nella sede della Muqata a Ramallah. Per la prima volta dal 1967 l’esercito israeliano utilizza aerei da combattimento per bombardare i palestinesi. Nel 2004 liquida il fondatore e capo di Hamas nella Striscia di Gaza, Ahmad Yassin, poi il suo successore Abdelaziz al Rantissi. Ariel Sharon, divenuto Primo ministro di Israele, lancia nel giugno 2002 la costruzione di una barriera di sicurezza in Cisgiordania poi nel 2004 annuncia il ritiro unilaterale da Gaza, effettivo nel settembre 2005. L’8 febbraio 2005, Sharon e Abu Mazen, successore di Arafat, annunciano la fine delle violenze.

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