Terzo settore, la riforma riguarderà 44 mila associazioni: ecco cosa prevede

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Ecco le novità introdotte dalla legge approvata definitivamente ieri

Dopo due anni di gestazione la riforma del Terzo settore è finalmente legge.

Che cos’è il Terzo settore?

Già nella Costituzione – all’articolo 18 – si definisce il diritto dei cittadini ad “associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”, ma è nell’art. 1 della legge che il Terzo settore viene definito come “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”.

Chi riguarderà?

In Italia ci sono più di 44 mila associazioni, la maggior parte, il 55%, opera nel campo dell’assistenza sociale (11.812) e della sanità (9.098). Secondo il rapporto nazionale del Csvnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) del 2015 i volontari in Italia sono circa 6,6 milioni; di questi 1,7 milioni di persone operano all’interno di organizzazioni, pari al 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni, e vivono prevalentemente nelle regioni del nord e del centro.

Un volontario in media dedica 20,4 ore al mese alla sua attività. I settori riguardano prevalentemente l’assistenza sociale e la sanità, seguiti dalla cultura, dallo sport e dalle attività ricreative. Anziani e minori sono le categorie primarie di utenti con il 25,4 per cento, mentre si dedicano a malati e disabili il 18 per cento delle organizzazioni. Si occupano di nomadi, immigrati o profughi il 5,7 per cento.

 

Cosa prevede la nuova legge?

Le nuove regole riguarderanno più di 300 mila organizzazioni del mondo del non profit attraverso una semplificazione delle norme contenute nel Titolo II del Codice Civile e la stesura di un Codice del terzo settore che prevederà, tra le altre cose, anche la creazione di un Registro nazionale del terzo settore, le modalità di iscrizione e le forme di partecipazione all’elaborazione delle politiche pubbliche. Le associazioni dovranno essere trasparenti nei conti e nella rendicontazione delle attività.

I Centri di servizio “diventano riferimento per il volontariato di tutto il Terzo settore”, ha commentato il presidente di CSVnet, Stefano Tabò. Il testo, ha spiegato Tabò, “non limita più le funzioni dei Centri di servizio alle sole organizzazioni di volontariato definite dalle legge 266 del 1991, ma afferma che i CSV sono finalizzati a fornire supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere e rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore”.

I volontari avranno un loro status giuridico specifico e inoltre si prevede l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati e l’apertura ai cittadini stranieri regolarmente residenti. Il servizio, potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi, si potrà svolgere in qualsiasi Paese dell’Ue e per iniziative che riguardino la promozione della pace e della nonviolenza e la cooperazione allo sviluppo anche nei Paesi extra europei.

La legge, inoltre, introdurrà la Fondazione Italia Sociale per sostenere con risorse finanziarie e competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti di terzo settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale.

La legge semplificherà anche la normativa fiscale con misure di supporto come gli strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la creazione di un fondo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e una migliore regolazione del cinque per mille.

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