Terrorismo, Pinotti: “Stiamo facendo la nostra parte”

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Il ministro, ospite di “Matrix”, ha spiegato: “L’Italia opera sempre all’interno della legittimità internazionale. Abbiamo sempre rispettato l’articolo 11 della Costituzione ma a volte si legge solo la prima parte, “l’Italia ripudia la guerra”

“Stiamo facendo la nostra parte”. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ospite di “Matrix”, sul fronte della lotta alla minaccia terroristica, ha assicurato: “L’Italia opera sempre all’interno della legittimità internazionale. Abbiamo sempre rispettato l’articolo 11 della Costituzione ma a volte si legge solo la prima parte, “l’Italia ripudia la guerra”. Poi c’è una seconda parte che dice che laddove ci siano in atto dei genocidi o devi in qualche modo adire la difesa, tu puoi utilizzare lo strumento delle forze armate“. “Ma – ha aggiunto – non lo facciamo e penso siano stati sbagliati gli esempi come l’Iraq, con l’acceleratore premuto da parte degli americani; o la Libia, con l’acceleratore premuto da parte dei francesi. Chi ha fatto delle fughe in avanti è stato più capace di rompere che di ricostruire, e dato che so per esperienza quanto è lungo ricostruire, pensiamo da quanti anni ci sono militari in Afghanistan o nei Balcani, io dico che ci si muove all’interno di coalizioni e di legittimità internazionale”. E – ha ricordato il ministro – “oggi l’Italia ha molti fronti aperti: abbiamo molte nostre navi nel Mediterraneo e, pur essendo una media potenza, il doppio dei militari della Germania impegnati in missioni internazionali. Ritengo – aggiunge la Pinotti – che l’Italia la sua parte la stia facendo. I fronti aperti sono tanti ma devono essere gestiti in modo tale da dare tranquillità anche alle nostre truppe”. La titolare del Dicastero della Difesa ha anche spiegato cosa stiamo facendo: “Noi abbiamo due Predator, cioè due droni, un aereo di rifornimento e quattro tornado che stanno facendo la ricognizione accurata, ossia che vedono gli obiettivi. Hanno visto depositi d’armi, passaggi di petrolio e hanno contribuito a identificare gli obiettivi che dovevano essere annientati. Il loro lavoro è stato accuratissimo”. Perché “stiamo parlando di pericoli che vanno a innestarsi in città dove c`è popolazione civile, dove è quindi fondamentale individuare precisamente se si tratta di un movimento normale o di un movimento di terroristi”. “Siamo stati timidi, come coalizione, per quanto riguarda l’individuazione dell’Isis come nemico numero uno”, ha ribadito Pinotti, concludendo: “Adesso noi vediamo una mobilitazione molto alta ma per mesi non abbiamo visto nulla”.

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