Terrorismo e riforma del lavoro: il doppio fronte della guerra di Valls

Francia
Manuel Valls

Sull’attentato ai poliziotti il primo ministro difende l’operato dei servizi segreti: “Nessuna negligenza”. E difende la Loi Travail: “Non cambieremo il testo”

La Francia è sempre più in difficoltà soprattutto nell’affrontare i due fronti principali, l’emergenza terrorismo e il malcontento di buona parte del Paese per la riforma del lavoro attualmente in discussione in Senato.

A difendere l’operato del governo, il primo ministro francese Manuel Valls che ha negato qualsiasi “negligenza” nel monitoraggio di Larossi Abball, il jihadista che lunedì ha ucciso due poliziotti nella loro casa a ovest di Parigi. La morte dei due agenti è stata un “fallimento”, ma ha ricordato che bisogna tenere conto della “difficoltà” per gli inquirenti di trovare segnali di minaccia sospetti.

Secondo il premier francese si è trattato di un’azione commessa da un “lupo solitario” e non opera di una vera e propria rete collegata all’Isis e quindi molto più difficile da sventare per qualunque Paese. Valls ha insistito sul fatto che l’omicida avesse scontato una condanna per terrorismo e che dopo aver lasciato il carcere fosse continuamente monitorato tanto che negli ultimi mesi era stato oggetto di intercettazioni telefoniche che non avevano destato sospetti. In ogni caso, il primo ministro ha respinto le proposte di alcuni leader dell’opposizione di ritenere tutte le persone sorvegliate dai servizi segreti come potenziali terroristi.  

Sembra voler mettere le mani avanti il premier che, ancora sulla questione terrorismo, torna a ribadire che il fenomeno del terrorismo di matrice islamica è destinato a proseguire. E lo definisce una vera e propria guerra che “durerà una generazione”. “Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa”, ha detto il primo ministro francese, ai microfoni di France Inter. Valls ha rifiutato ogni processo ai servizi di sicurezza: “Non permetterò che si parli del benché minimo errore, né di mancanza di discernimento – ha affermato – è sempre un fallimento quando due pubblici ufficiali vengono assassinati così. Io e il governo poniamo la nostra fiducia in loro. Facciamo fronte a una minaccia globale – ha aggiunto il primo ministro – abbiamo un nemico interno con questi individui autoradicalizzati che possono agire con pochissimi mezzi”.

Preoccupa il governo anche il fronte delle proteste contro la Loi Travail, soprattutto dopo la manifestazione nazionale di ieri, caratterizzata da violenti scontri, che ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza. Ma sulla legge l’esecutivo non ha alcuna intenzione di trattare: “Il governo non cambierà il testo che è già il risultato di un compromesso con i sindacati riformisti da diversi mesi”.

Il premier ha poi denunciato “il comportamento ambiguo” del sindacato della Cgt al quale chiede di non organizzare più manifestazioni di questa portata nella capitale: “Queste manifestazioni – ha detto – non possono ripetersi. Mi appello alla responsabilità di un sindacato, la Cgt, che ieri è stato sopraffatto. Sapete che non possiamo pronunciarci per un divieto generale ma noi intendiamo prenderci le nostre responsablità”. E ha accusato il servizio d’ordine del sindacato di avere un “comportamento ambiguo” e di “non assumersi più le sue responsabilità”.

Sull’interdizione alle manifestazioni è intervenuto anche il presidente francese François Hollande: “Nel momento in cui la Francia ospita gli Europei, in cui deve far fronte al terrorismo, non si potranno dare più autorizzazioni a manifestare se le condizioni per la sicurezza dei beni e delle persone e dei beni pubblici non potranno essere garantite”.

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