Terrorismo, come spiegarlo ai bambini?

Minori
Kinder sitzen vor einem Fernsehgerät und sehen sich eine Kindersendung an.

Immagini choc, vittime, persone disperate. Come spiegare ai più piccoli la violenza del terrorismo

Gli attentati terroristici a Bruxelles, ma anche quelli di Parigi hanno investito la vita quotidiana di milioni di persone: attraverso Tv e Rete, sono stati rivissuti in tutto il mondo, anche dai più piccoli. Ma come spiegare l’accaduto ai bambini?

La verità va raccontata, sarebbe sbagliato mascherarla, ma è bene renderla “accettabile” alle menti in maturazione dei bambini. A sostenerlo il neuropsichiatra infantile Luigi Mazzone, dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesu’ di Roma, e dalla psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione europea disturbi da attacchi di panico (Eurodap). ”In generale e’ sempre meglio dire la verità, con parole semplici e argomentazioni lineari: ad esempio – spiega Mazzone – dicendo che un uomo può fare del male ad altri uomini, che ciòè una cosa cattiva ma quando si verifica può portare ad eventi come questi. Naturalmente il tutto va calibrato in base all’età del bambino ed anche al suo carattere; di fronte ad un bimbo molto emotivo o ansioso, ad esempio, bisogna dare al contempo forti rassicurazioni circa il fatto che questo pericolo non è immediato e che la famiglia è al suo fianco”.

Mai dimenticare, inoltre, che i piccoli ”sono delle ‘spugne’ e assorbono le ansie degli adulti: dunque – avverte – è importante anche dare il messaggio con la giusta pacatezza e nel luogo opportuno, ovvero non in situazioni di fretta ma dedicando al piccolo tutto il tempo di cui ha bisogno”.

Ma c’è un altro aspetto fondamentale: ”Al bambino – sottolinea Mazzone – non va spiegato troppo o troppo dettagliatamente: bisogna invece attenersi alle sue domande, mantenendosi dunque su quelle che sono le sue esigenze di conoscenza”. In altre parole, non esagerare con le spiegazioni, nella convinzione di ‘fare meglio’, se il piccolo non le richiede. I bambini spesso, rileva Vinciguerra, ”si lasciano influenzare da ciò che viene detto o che sentono dai mass media e ciò può generare in loro confusione e paura. Per fronteggiare queste emozioni è di fondamentale importanza che gli adulti riescano a trasmettere loro gli strumenti necessari per decodificarle, esprimerle e fronteggiarle.

Nel caso in cui i piccoli chiedano ai genitori di spiegare loro la guerra o il terrorismo, è preferibile utilizzare termini diretti e concreti piuttosto che cercare di trovare parole più dolci o addirittura fuorvianti. Il linguaggio utilizzato si deve modellare alla psiche cognitiva del bambino, occorre utilizzare parole adeguate alla sua età, tenendo ben presente che tutti i messaggi trasmessi devono corrispondere a verità. In questo modo i bambini avranno un quadro generale corrispondente alla realtà e non una visione distorta degli eventi”. Un discorso diverso, aggiunge, ”va fatto per gli adolescenti, poichè hanno acquisito la capacità di affrontare a livello cognitivo ed emotivo gli eventi tragici o violenti. Tuttavia, il periodo adolescenziale e’ un momento delicato e ciò potrebbe far scattare in loro il bisogno di esprimere convinzioni o emozioni anche con modalità molto forti rispetto a determinati fatti”. In questi casi, è il consiglio della psicoterapeuta, ”il compito degli adulti è di aiutarli a ridimensionare la loro reazione emotiva rispetto all’evento, facendoli sentire comunque compresi”.

Altri articoli