Terremerse, Errani assolto in appello bis: “Ho pagato un prezzo altissimo”

Politica e Giustizia
Il Presidente della Regionale Emilia-Romagna Vasco Errani, arriva a Palazzo Chigi per l'incontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con i Presidenti delle Regioni e delle Province. Roma 20 marzo 2014.

“Non ho rancori né recriminazioni da fare, spero soltanto che anche da questa vicenda possa venire uno stimolo ad una riflessione nell’interesse del Paese”

“Finalmente è finita. Con questa sentenza di assoluzione si chiude una lunga vicenda processuale che forse non avrebbe dovuto nemmeno aprirsi. Si afferma così in modo definitivo la verità”. Così Vasco Errani, con un post su Facebook, commenta la sentenza della Corte di Appello di Bologna. Il collegio della terza sezione penale della Corte d’appello di Bologna, presieduto da Cecilia Calandro, ha prosciolto, nel secondo processo d’appello per la vicenda Terremerse, l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani dall’accusa di falso ideologico.

Assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste. Assolti anche i due dirigenti della Regione, Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, accusati di falso ideologico e favoreggiamento. All’origine del processo, la lettera e la relazione inviate da Errani alla Procura di Bologna per dimostrare la correttezza dell’operato della Regione nella concessione, avvenuta nel 2006, di un finanziamento di un milione di euro per la costruzione di una cantina a Imola alla cooperativa Terremerse, allora guidata da Giovanni Errani, fratello dell’ex presidente della Regione.

Giovanni Errani, per la vicenda, è già stato assolto in appello da una parte delle accuse, incassando il proscioglimento per prescrizione per quanto riguarda le contestazioni di falso e truffa, così come lo scorso 30 marzo i giudici del Tribunale di Bologna hanno assolto la cooperativa dall’accusa di truffa aggravata.

L’ex presidente della Regione, che dopo aver presentato la relazione, finì indagato dalla pm Antonella Scandellari, è stato invece assolto con formula piena in primo grado con rito abbreviato, nel 2012, dal gup Bruno Giangiacomo, che aveva scagionato anche Terzini e Mazzotti.

Due anni dopo, però, è arrivata la condanna in appello per tutti e tre: un anno a Errani, che subito dopo si è dimesso da presidente della Regione, e un anno e due mesi per i due dirigenti di viale Aldo Moro. Secondo i giudici, infatti, “la relazione del 21 ottobre 2009 venne redatta con contenuto volutamente omissivo e fuorviante, in modo da fornire una falsa rappresentazione della regolarità della procedura dell’amministrazione nell’erogazione del contributo a Terremerse”. Questo per “tutelare ad ogni costo l’immagine pubblica e politica del presidente della giunta, fine raggiungibile solo nascondendo le evidenti responsabilità di Giovanni Errani e di Terremerse, fruitori della sovvenzione pubblica”.

Lo scorso luglio l’ultimo colpo di scena, quando la Cassazione, nonostante il pg Aurelio Galasso avesse chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, ha disposto l’annullamento della sentenza, ordinando un nuovo processo d’appello.

Ora si attende il deposito delle motivazioni, previsto tra 40 giorni. I legali degli imputati si dicono, ovviamente, soddisfatti per la sentenza, pur sottolineando che “sarebbe bastato confermare, nel primo appello, la sentenza di primo grado per risparmiarci questo inutile, ma a questo punto opportuno, ulteriore grado processuale“.

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