Termini.tv, online l’incredibile mondo delle stazioni

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Da Febbraio Termini.tv proietta online il suo sguardo sulla stazione Termini di Roma e non solo. Ne abbiamo parlato con l’ideatore Francesco Conte

Termini.tv nasce nel Febbraio 2015. Un canale online dedicato alla stazione centrale di Roma, snodo che favorisce l’ibridazione delle culture e che diventa il fulcro di una narrazione multimediale ad ampio respiro; il progetto non si limita infatti all’orizzonte capitolino ma sposta la sua attenzione anche in altri centri d’Italia: qualche giorno fa, per esempio, il punto d’osservazione privilegiato di Termini.tv è stata la stazione centrale di Trieste.

Giornalisti, fotografi e videomaker, attraverso punti di vista differenti, lasciano che siano le stazioni stesse a raccontare e a raccontarsi. Senza alcuna remora, posando lo sguardo su un’umanità spesso costretta ai margini, fanno emergere storie che si sovrappongono; percorsi che mettono in relazione migranti, senzatetto, viaggiatori pendolari e turisti occasionali, e che fanno della stazione una cartina di tornasole: la mappa su cui rimangono impressi i punti cardinali simbolici di un’intera città.

Termini tv è una realtà in espansione; ne abbiamo parlato con l’ideatore dell’intero progetto, il giornalista e videomaker Francesco Conte.

Come si struttura il progetto Termini.tv concretamente?
Ogni persona vive Termini in un modo diverso, e noi siamo diventati parte della stazione (siamo “quelli che vanno in giro a filmare”). Abbiamo creato rapporti molto variegati, dai lavoratori del supermercato ai Laziali, agli anziani che vengono a giocare al gratta e vinci, dai pendolari a qualche senzatetto. Il nostro primo lavoro è quindi quello di parlare con le persone, e di mostrare a chi non conosce la stazione che anche Termini (come altre stazioni) ha un’anima e una sua storia. Concretamente, noi non filmiamo nessuno di nascosto, piuttosto cerchiamo, con la nostra assidua presenza, di far capire che non siamo lì come tutti gli altri, gli avvoltoi della notizia patetica (quelli che parlano di Termini solo in quanto degrado, o luogo di povertà, emarginazione, crimine ecc.). Le persone usufruiscono del nostro lavoro vedendo raccontate le storie che sono di dominio comune tra chi conosce Termini dall’interno, sapendo che se hanno qualcosa da raccontare, o conoscono qualche personaggio particolare, sanno a chi segnalarlo.

Perché la stazione?
Perché quando non si può viaggiare, la stazione è l’unico posto dove sembra di viaggiare comunque. La stazione è un mondo in miniatura, persone di tutto il mondo e con tutte le destinazioni e mestieri, è un posto pieno di adrenalina, mettiamola così, dove da un momento all’altro tutto può succedere. Dove ci si può mimetizzare. Ci sono tanti film, documentari ecc sulle stazioni, ma sempre nell’ottica “andiamo in stazione raccontiamo il disagio o l’amore o quello che è e poi ce ne torniamo a casa”. Noi invece decidiamo di restare, di tornare ogni volta e approfondire il rapporto con le persone, di andare più a fondo nelle storie che passano per la stazione senza lasciare traccia.

Qual è il concetto, se ce n’è uno in particolare, che informa il vostro progetto?
Il concetto base è quello dell’inclusività, ovvero della narrazione di un tutto complesso, ottimamente rappresentato dalla stazione stessa, dove ricchi poveri, pendolari, vecchi e studenti stanno tutti nella stessa “fotografia”.
Lo stesso cerchiamo di fare noi, cercando di evitare stereotipi e cercando anche di rimuovere “la migrazione” dal ghetto narrativo in cui essa si trova (sia in positivo, che in negativo). Chiunque vuole raccontarci la sua storia è benvenuto, senza necessariamente essere rappresentante di un qualcosa di più grande (essere “migrante”, “pendolare”, “residente, ecc.). Il profilo sociologico emerge quando ciascuna storia viene accostata alle altre, nello stesso sito, www.termini.tv, che appunto è come una stazione: c’è di tutto, persone che arrivano e che vanno.

In questo periodo in cui la migrazione, i luoghi di transito e di incontro, sono vissuti in maniera problematica a causa del terrorismo che scuote l’Occidente, come cambia la percezione e la narrazione quotidiana di questi luoghi?
Per quanto riguarda l’attualità, è ovvio che l’apposizione di barriere, controllo sempre più invasivo, fanno parte dell’aeroportizzazione progressiva delle maggiori stazioni, che diventeranno sempre più simili a quelle della metropolitana, e si distanzieranno da ciò che erano storicamente: piazze aperte a tutti, inclusi i migranti, che ora non vi possono più sostare
all’interno.

Qualsi sono i prossimi appuntamenti, i progetti per il futuro, le iniziative che ha in cantiere Termini.tv?
Per il futuro prossimo, un’ottima notizia è la collaborazione con Internazionale, per cui cureremo una serie di video realizzati a Termini e dintorni. Inoltre TerminiTV è anche un scuola di street journalism, or station journalism, dove giovani e meno giovani imparano a fare video, a trovare storie, a pensare in modo narrativo e mai scontato. Quindi da una parte svilupperemo la testata (è in programma anche una mini rivista) e dall’altra ci proponiamo come collettivo aperto a collaborazioni esterne, anche a livello di workshop e insegnamento.
Inoltre il 28 Novembre ospiteremo un reading in occasione dell’anniversario della nascita di Moravia: il primo evento ufficiale in cui apriamo al pubblico il nostro bunker, Termini Underground, dove siamo gentilmente ospitati grazie alla coreografa Angela Cocozza, che ha voluto fidarsi di noi quando ancora il tutto era solo un’idea embrionale.

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