“Tango per la libertà” e il mistero del comunista cancellato dal racconto

Televisione
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La mini-fiction sul regime argentino di Videla scatena polemiche: seguire la realtà storica o quella narrativa?

Martedì 12 e mercoledì 13 gennaio è andato in onda sulle reti Rai, la mini-fiction “Tango per la libertà” di Alberto Negrin, che ha ottenuto ottimi risultati in termini di ascolti tv.

E’ il racconto di un momento drammatico nella storia argentina, durante l’oppressione del regime di Videla. Circa 30.000 individui contrari al regime furono rapiti, torturati ed assassinati, molti addirittura lanciati vivi nell’oceano (i cosiddetti voli della morte) e di loro non si seppe più niente: sono i tristemente noti desaparecidos.

Il racconto narrato in tv è tratto liberamente dall’opera di Enrico CalamaiNiente asilo politico”. Racconta le vicende dello stesso Calamai, viceconsole italiano a Buenos Aires che, senza l’aiuto del consolato e mettendo a rischio la sua stessa vita, riuscì a salvare più di 300 persone perseguitate dal regime e quindi destinate a morte certa. Ma non fu il solo. Ad aiutare Calamai c’era anche l’inviato del Corriere Giangiacomo Foà e Filippo Di Benedetto, un sindacalista calabrese della Cgil. E proprio su quest’ultimo personaggio si è scatenata una polemica.

Il giornalista Pietro Spataro, sul suo blog, ha fatto notare come Di Benedetto sia stato completamente eliminato dalla narrazione e ha domandato alla stessa Rai quale fosse il motivo: “A chi dava fastidio quel comunista? Siete sicuri che rottamando alcuni personaggi rendete onore all’intelligenza degli spettatori e al ruolo della tv pubblica?”

Non si è fata attendere la risposta degli autori della fiction che hanno prontamente ribattuto scagionando le responsabilità dalla Rete: “Mamma Rai non ha colpe – scrivono Eleonora Cimpanelli e Antonio Manca – la Rai non ha mai avuto da ridire, anzi spesso ci ha spronato a raccontare con più attenzione e profondità quella parte della storia. E’ stata una scelta di regia e produzione, sul set, decidere di tagliare il personaggio per motivi di eccessiva lunghezza del racconto”. Dello stesso tono anche la risposta di Luca Milano, vicedirettore di Rai Fiction: “Si è trattato di una scelta artistica, giusta o sbagliata che sia, ma assolutamente non di una censura. Né da parte Rai, né dello stesso Negrin, regista di tanti film di valore civile” . E aggiunge “Una scelta artistica che forse ha fatto perdere qualcosa al racconto ma oggettivamente ha fatto arrivare ad una platea molto ampia il ricordo dell’azione di Calamai, dei crimini del regime militare e dei silenzi o connivenze di tanti. Raggiungere oltre 5 milioni di spettatori parlando oggi dei desaparecidos è veramente un risultato straordinario”.

Una scelta giusta? Secondo Spataro, sicuramente no: “Quando si stravolge una storia -scrive sempre sul suo blog – si compie una scelta arbitraria, contraria alla verità e alla rappresentazione della complessità di una vicenda drammatica della storia. Resto convinto che qualche fabbrica in più, qualche operaio in più, qualche comunista in più avrebbe reso il film più realistico, più avvincente e più drammatico e avrebbero reso giustizia al lavoro pericoloso che molti hanno compiuto per impedire gli scempi della dittatura militare”.

 

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