Tangenti e raccomandazioni: così funzionava il metodo Pizza

Politica e Giustizia
Giuseppe Pizza in una foto del 2008 ANSA/DANIELE SCUDIERI/DRN

Il padre del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, avrebbe mandato 80 curriculum per presunte assunzioni alle Poste. E’ quanto si evince da un’intercettazione contenuta nella richiesta di arresto del pm dell’inchiesta ‘Labirinto’

Dopo il fratello, spunta anche il padre del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nelle carte dell’inchiesta ‘Labirinto’ portata avanti dalla procura di Roma. L’uomo, a quanto riferito nel corso di una conversazione intercettata e contenuta nella richiesta di arresti del pm, avrebbe mandato 80 curriculum per presunte assunzioni a Poste Italiane.

A colloquio il 17 maggio del 2015 sono Marzia Capaccio, indagata, segretaria del faccendiere Raffaele Pizza ed un’altra persona, Elisabetta C. Le due donne sembrano lamentarsi per qualcosa che il ministro non avrebbe fatto. CAPACCIO: “io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino…” ELISABETTA: “e…lo so…lo so…lo so…”. CAPACCIO: “cioè noi gli abbiamo sistemato la famiglia…questo doveva fare una cosa….la sera prima…mi ha chiamato suo padre…mi ha mandato ottanta curriculum… ottanta….”. ELISABETTA: “aiuto….aiuto…”. CAPACCIO: “ottanta…. e dicendomi…non ti preoccupare….tu buttali dentro…la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque e’ un funzionario di Poste….anzi è un amministratore delegato di Poste…”. ELISABETTA: “si..si..lo so..lo so…”. CAPACCIO: “e questo è un danno che ha fatto il mio capo (ndr. Pizza)…io lo sputerei in faccia solo per questo…”. ELISABETTA: “vabbè…tanto ce ne sono tanti Marzia…è inutile dirsi…questo è il sistema purtroppo…”. CAPACCIO: “si’ ma io l’avevo già capito questo guardava solo ai cazzi suoi…glielo avevo già detto…io a differenza tua non mi faccio coinvolgere più di tanto, perché cerco di razionalizzare un attimo di più e di valutare le persone che ho davanti…cosa che il mio capo…purtroppo in alcune circostanze nonostante la sua esperienza non è in grado di fare…”.

In precedenza era emersa un’altra intercettazione, questa volta tra Raffaele Pizza ed un collaboratore del ministro, Davide Tedesco. In questa il faccendiere sosteneva di aver facilitato, grazie ad i suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del titolare del Viminale in una società del Gruppo Poste.

“Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria”, è la ferrea difesa del ministro, che sottolinea come “le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me” e punta il dito contro “il lungo capitolo dell’uso mediatico delle intercettazioni”.

Nonostante la difesa l’inchiesta rischia di compromettere l’equilibrio, già molto precario in Ncd. Ieri si sarebbe dovuta tenere una importante riunione fra i centristi ma è saltata proprio all’ultimo momento con la motivazione del contemporaneo arrivo delle salme degli italiani uccisi a Dacca ma con la consapevolezza che, questa volta, i centristi rischiavano davvero l’implosione.

Da settimane, infatti, Ncd fa i conti con un dissenso interno che vede in diversi (da Maurizio Sacconi a Roberto Formigoni) spingere per l’uscita dal governo già prima del referendum. Un dissenso che al Senato è numericamente rilevante e che, complici i risicati numeri della maggioranza a Palazzo Madama, preoccupa anche il Pd.

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