Svolta Turchia: al via raid aerei contro Isis in Siria

Terrorismo
Un fermo immagine di un video diffuso dal Pentagono mostra i primi bombardamenti Usa in Iraq, 9 agosto 2014.    ANSA/VIDEO DIFFUSO DA PENTAGONO   +++EDITORIAL USE ONLY-NO SALES-NO ARCHIVES+++

La Turchia dichiara guerra agli jihadisti dello Stato Islamico. Operazioni anche in patria contro terrorismo

La Turchia ha dichiarato guerra ai jihadisti dello Stato islamico conducendo il primo raid aereo contro postazioni dell’Isis in Siria, quattro giorno dopo l’attentato di matrice islamista radicale che ha ucciso 32 persone a Suruc, cittadina turca al confine siriano. Nella notte tra giovedì e venerdì tre caccia F16 dell’aeronautica turca hanno bombardato in territorio siriano tre obiettivi ritenuti in mano all’Isis. L’operazione è avvenuta nell’area di confine di fronte alla cittadina di Kilis nel sud del Paese.

Ieri i jihadisti avevano aperto il fuoco dalla Siria su obiettivi militari turchi, uccidendo un sottufficiale e ferendo due soldati, e la Turchia aveva risposto con il fuoco dei carri armati, uccidendo un militante. Intanto, a seguito di una telefonata tra il presidente Usa Barack Obama e quello turco Recep Tayyip Erdogan, la Turchia ha accettato di concedere agli aerei della coalizione guidata dagli Usa, che bombardano i jihadisti in Siria, l’uso della base Nato di Incirlik, con quella che fonti Usa definiscono un’importante svolta nella campagna anti-Isis. Per molto tempo Washington aveva chiesto di poter usare la base, a 400 chilometri dalla capitale dell’Isis in Siria, Raqqa, per i suoi raid, ma finora Ankara aveva temporeggiato.

Lunedì un attentatore kamikaze si è fatto saltare in aria in un raduno di militanti filocurdi, che lavoravano alla ricostruzione della città curdo-siriana di Kobane, a Suruc, a pochi chiolometri da Kobane, in territorio turco. L’attentatore che ha ucciso 32 persone ferendone un centinaio, era il ventenne Seyh Abdurrahman Alagöz, cittadino turco che secondo fonti di polizia era stato addestrato in Siria dall’Isis. “La Repubblca turca è pronta a prendere tutte le misure necessarie per difendere la sicurezza nazionale” ha ribadito l’ufficio del premier Ahmet Davutoglu.

Parallelamente all’offensiva esterna, prosegue lo sforzo di protezione interno. Le autorità hanno lanciato anche un raid di polizia senza precedenti contro in simpatizzanti dell’Isis all’interno del Paese, prendendo però di mira anche i ribelli curdi del Pkk, che martedì hanno ucciso due poliziotti per vendicare la strage di Suruc. Gli arresti di jihadisti e ribelli curdi sono stati in tutto 251 in tredici province. Una militante di estrema sinistra è stata uccisa in una sparatoria con la polizia a Istanbul.

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