Svolta nel caso Caccia: dopo 32 anni arrestato il presunto assassino

Cronaca
Bruno Caccia

Si tratterebbe di un panettiere torinese 62enne di origini calabresi

Sono passati 32 anni dall’omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia e oggi è stato arrestato dalla polizia uno dei presunti assassini. In manette è finito Rocco Schirripa panettiere alla periferia del capoluogo piemontese, torinese di 62 anni di origini calabresi. Nei suoi confronti sarebbero state raccolte numerose fonti di prova e al momento l’uomo è sotto interrogatorio.

L’uomo è stato incastrato per una lettera anonima inviata dagli inquirenti milanesi a Domenico Belfiore, già condannato all’ergastolo per il delitto. In seguito alla lettera sono state intercettate le “reazioni” sul coinvolgimento di Schirripa. Da quanto emerge dalla ricostruzione degli inquirenti della Dda di Milano, che hanno coordinato le indagini sull’episodio, l’uomo arrestato avrebbe dato il “colpo di grazia” al magistrato.

Secondo gli inquirenti, Belfiore e Schirripa avrebbero atteso il magistrato a bordo di un’auto, appostati vicino alla sua casa. Belfiore, esponente di spicco della ‘Ndrangheta in Piemonte, avrebbe sparato a Caccia dalla vettura, ferendolo. A quel punto, secondo le accuse, Schirripa sarebbe sceso dall’auto, per finire il procuratore con un colpo di pistola alla testa.

La lettera anonima conteneva la fotocopia di un articolo del quotidiano La Stampa di 32 anni fa, con la notizia dell’arresto di Belfiore per l’omicidio del procuratore di Torino. E, sul retro, gli investigatori hanno scritto il nome Rocco Schirripa, con l’obiettivo di sondare la reazione su uno dei sospetti che, all’epoca, era un “soldato” della famiglia Belfiore. Reazioni che non si sono fatte attendere. Belfiore, che attualmente si trova agli arresti domiciliari per motivi di salute, non sapendo di essere intercettato, pur utilizzando diverse precauzioni ha parlato dell’episodio con suo cognato, Placido Barresi, che era stato assolto dall’accusa di omicidio. Barresi ne ha parlato a sua volta con Schirripa che, interrogandosi su chi avesse inviato la lettera anonima con il suo nome, aveva anche progettato la fuga. E’ stato pero’ arrestato dalla Squadra mobile di Torino in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Milano Stefania Pepe. La lettera anonima, ha spiegato il procuratore di Milano facente funzione, Pietro Forno, e’ stata quindi una “scommessa investigativa” che ha consentito di raccogliere elementi a carico di Schirripa, scatenando una reazione 32 anni dopo il delitto.

Caccia, che stava indagando su numerosi fatti di ‘Ndrangheta tra cui alcuni sequestri di persona, fu ucciso la sera del 26 giugno 1983, 32 anni fa, con 14 colpi di pistola mentre portava a spasso il suo cane sotto casa, sulla precollina di Torino. Nel 1993 venne arrestato Domenico Belfiore, esponente di spicco della ‘ndrangheta in Piemonte e mandante del delitto e poi condannato all’ergastolo e dallo scorso 15 giugno ai domiciliari per motivi di salute.

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