Svizzera, reddito di cittadinanza? “No grazie”

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TOPSHOT - Ushers empty ballot boxes during an election meeting of the Swiss Federal assembly at the House of Parliament in Bern on December 9, 2015.
Swiss lawmakers are due to elect a new federal government, with the populist right-wing, anti-immigrant Swiss People's Party expected to secure a second post after triumphing in the parliamentary polls. / AFP / POOL / FABRICE COFFRINI

Bocciata con una percentuale del 78 per cento la proposta che prevedeva contributi mensili per tutti

L’idea di un reddito di base versato a tutti incondizionatamente non ha sedotto gli svizzeri. La maggioranza dei cantoni, oggi, ha chiaramente respinto l’iniziativa lanciata da un comitato di cittadini senza appartenenza politica. Secondo le proiezioni dell’istituto Gfs di Berna, la proposta è stata respinta dal 78% degli elettori elvetici, mentre i voti favorevoli sono stati il 22%.

La proposta prevedeva un “reddito di base incondizionato”, che secondo i promotori doveva attestarsi attorno ai 2500 franchi per gli adulti e ai 650 per i minori, in Svizzera il reddito medio è di circa 6700 franchi (circa 5860 euro). Lo stato avrebbe dovuto versare mensilmente il reddito a chi è senza lavoro integrando gli stipendi più bassi fino a tale cifra. Secondo la proposta, il reddito sarebbe stato incondizionato e non tassato e avrebbe sostituito i vari strumenti di welfare attivi nel Paese.

Oltre che sul reddito garantito per tutti, gli elettori svizzeri si sono pronunciati su altri quesiti. Il 66% dei votanti ha approvato la riforma delle richieste di asilo, che prevede procedure più rapide e meno costose. Approvata anche la modifica della legge sulla medicina della procreazione che autorizza la diagnosi preimpianto. A condizioni restrittive, gli embrioni ottenuti con una fecondazione artificiale potranno essere sottoposti a un esame genetico. Bocciata infine con il 78% l’iniziativa “per un finanziamento equo dei trasporti” che voleva usare la tassa sugli olii minerali per finanziare solo le nuove strade e non anche le ferrovie.

Il risultato in Svizzera, primo Paese ad aver tenuto un referendum nazionale sul reddito minimo incondizionato, potrebbe scoraggiare l’iniziativa referendaria ipotizzata anche da altre nazioni, come ad esempio la Finlandia, che in queste settimane sta valutando un piano simile per contrastare la perdita di posti di lavoro.

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