Svelata la presunta identità di Elena Ferrante, ma è davvero così utile?

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Dietro alla scrittrice apprezzata in tutto il mondo ci sarebbe la traduttrice Anita Raja. Il Sole 24 ore è risalito alla sua identità seguendo il flusso del denaro incassato dall’autrice. Ma tutto questo dispiegamento di abilità investigative ci aiuta a capire meglio chi è la scrittrice?

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L’attore James Franco si dichiara estimatore di Elena Ferrante sui suoi social network

Si è scomodato nientemeno che un giornalista investigativo, Claudio Gatti, fiutando le tracce dei bonifici, analizzando i redditi e facendo la tara a incassi e guadagni della casa editrice E/O e della sua traduttrice Anita Raja, per concludere che fosse quest’ultima a celarsi sotto il nome di Elena Ferrante.
Autrice di quattro fortunatissimi romanzi ambientati a Napoli (L’Amica Geniale del 2011, Storia del nuovo cognome del 2012, Storia di chi fugge e di chi resta del 2013, Storia della bambina perduta del 2014), la scrittrice è diventata un fenomeno di caratura internazionale, arrivando perfino a comparire nella lista delle 100 più influenti persone redatta dalla rivista Times nell’aprile 2016. L’inchiesta è comparsa sul Sole 24 Ore, ed è stata subito ripresa dalle testate di mezzo mondo, generando reazioni contrapposte nell’opinione pubblica; tra chi si dice convinto della necessità che fosse svelato un mistero ormai troppo duraturo (che va avanti dai tempi de L’amore molesto del 1992) e chi propende per una secca condanna dell’invasione della privacy, l’unica persona a non aver ancora rilasciato commenti è proprio Anita Raja. Per un’intera giornata molti hanno creduto che la traduttrice avesse deciso finalmente di parlare dal suo account Twitter ufficiale, ma era solo un fake ben costruito.

Sessantatreenne, figlia di un magistrato partenopeo e di una insegnante ebrea di origine polacca nata in Germania, il profilo biografico della traduttrice ha solo marginali punti di contatto con quello della donna cresciuta a Napoli con tre sorelle che emerge dalle pagine de La Frantumaglia, romanzo in cui la Ferrante racconta la propria storia.
Proprio per questo motivo dalle colonne de il Sole 24 Ore Claudio Gatti afferma che “Mentendo (..) la scrittrice ha compromesso il diritto (..) di scomparire dietro i suoi testi. Anzi, si può dire che abbia lanciato una sorta di guanto di sfida a critici e giornalisti”.

Tralasciando la bontà di questa autolegittimazione, ci sembra molto più interessante provare a capire chi sia Elena Ferrante, al di là delle contingenze biografiche, attraverso la critica dei suoi libri; lavori che hanno ottenuto un riscontro incredibile soprattutto negli Stati Uniti, tanto che addirittura Hilary Clinton ha dichiarato di immergersi con piacere nella lettura della quadrilogia napoletana durante le pause della sua campagna presidenziale.
Come suggerisce Laura Buffoni su Internazionale: “Forse il motivo va cercato nell’arte di costruire un romanzo-mondo, o meglio un ‘romanzo di una vita’, che accomuna Ferrante ai narratori americani più rappresentativi di questa generazione”. Ed è in questo romanzo che esplora la complessità dell’amicizia femminile come filtro per raccontare la storia italiana del dopoguerra, che è possibile incontrare la vera Elena Ferrante, piuttosto che nella sua carta d’identità ottenuta con un notevole quanto inutile dispiego di energie mentali.

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