Svanisce l’effetto Trump sui mercati. Ecco perché

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FILE - This Monday, July 15, 2013, file photo, shows the American flag and Wall Street street sign outside the New York Stock Exchange, in New York. Asian stock markets were mixed Monday, Sept. 29, 2014, as pro-democracy protests in Hong Kong and concern about China's economy offset good U.S. economic news. (AP Photo/Mark Lennihan, File)

Le speranze degli investitori si basano sul pragmatismo di Trump e si concentrano sul suo programma elettorale

Quando alle 2,30 (ora italiana) cominciavano a uscire i primi risultati che davano in vantaggio Donald Trump su Hillary Clinton, nelle borse asiatiche aperte (le uniche in quel momento) si vedevano pesanti ribassi, crolli che facevano prevedere un bagno di sangue. I futures americani – strumenti che anticipano l’andamento di Wall Street – sono arrivati a segnare un calo di 5 punti percentuali. Ma la temuta ondata di vendite alla fine non c’è stata: passato lo shock iniziale con un’apertura delle borse europee in pesante flessione, i listini del Vecchio continente hanno invertito la rotta e ridotto via via le perdite, chiudendo addirittura in positivo. Solo Milano (Ftse Mib -0,10%) e Madrid (-0,34%) chiudono poco sotto la parità a causa delle vendite sul settore bancario.

Perché dunque è svanito l’effetto Trump sui mercati?

In primo luogo viene premiato il discorso conciliante del miliardario, che ha lanciato un appello all’unità del Paese dopo una campagna elettorale velenosissima. Ma è soprattutto la stabilità politica a tranquillizzare i mercati: la maggioranza conquistata dai Repubblicani sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato dovrebbe garantire pieno sostegno al governo, uno dei fattori che più piace ai mercati.

Le speranze degli investitori si basano sul pragmatismo di Trump e si concentrano sul suo programma elettorale, che è basato soprattutto sull’aumento della spesa pubblica e dell’occupazione. Politiche che vedono inoltre maggiori investimenti sulle infrastrutture e regole più morbide nel settore energetico. Non a caso i due comparti (costruzioni e energia) stanno trainando i mercati globali, assieme al settore della difesa, altro comparto toccato dal programma del nuovo presidente (Trump ritiene l’attuale spesa militare troppo bassa e intende riportarla attorno al 6% del Pil come in passato). Insomma, una serie di punti che fanno scorgere agli investitori una politica “pro-businness” nel medio-lungo periodo.

Nel momento in cui scriviamo il Dow Jones sale dell’1%; l’S&P 500 (l’indice più rilevante di Wall Street) sale dello 0,9%, e il Nasdaq guadagna 0,77%. Il petrolio vola dell’1,9% a 45,84 dollari al barile nonostante un aumento delle scorte settimanali. Nessun panico nemmeno sul mercato valutario dopo il pesantissimo scivolone del dollaro innescato nella notte: il biglietto verde si è man mano rafforzato nel corso della seduta, scivolando sotto quota 1,10 rispetto alla moneta unica.

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