Sulla sicurezza i governi europei non cooperano. Ecco il rapporto-denuncia

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Il coordinatore Ue per l’antiterrorismo, il belga Gilles de Kerchove, spiega come gli Stati membri non cooperino tra loro in materia di sicurezza. Ognuno raccoglie dati a modo suo e secondo la propria legislazione

Sventare nuovi attentati terroristici? Per i Governi europei basta consultare il SIS, SIS II, VIS, EIS, FPT, TFTP, SLTD, EURODAC e via dicendo. Benvenuti nella selva dei database europei che secondo il paradigma della “cooperazione” e dello “scambio di dati” dovrebbe riuscire nel miracolo di mettere insieme le informazioni raccolte dai singoli agenti europei sul terreno riuscendo allo stesso tempo di mantenere 28 forze di sicurezza differenti. Il risultato? Lo spiega, con le dovute formule diplomatiche, il coordinatore Ue per l’antiterrorismo, il belga Gilles de Kerchove, in un rapporto-denuncia sullo stato dell’arte della cooperazione tra forze di sicurezza europea uscito lo scorso primo marzo, solo 22 giorni prima degli attentati di Bruxelles che hanno dimostrato la tragica realtà dietro i numeri illustrati nel testo: gli Stati membri non cooperano.

La maggior parte dei database è incompleta, ognuno raccoglie dati a modo suo e secondo la propria legislazione, il che rende difficile utilizzare un dato raccolto per una finalità in un Paese per un’altra finalità d’indagine in un altro Paese. “La condivisione delle informazioni non è all’altezza della minaccia”, ha riassunto sobriamente de Kerkchove nel rapporto. Di più non poteva dire, visto che la sua stessa figura è stata creata col sistema intergovernativo, cioè con la collaborazione tra Governi al cui servizio lavora il funzionario belga, piuttosto che con il metodo comunitario di entità più autonome che devono rispondere anche al Parlamento europeo, come il negletto EU Intelligence Situation Center.

SIS

È il primo dei database, creato nella metà degli anni Novanta. SIS sta per Schengen Information System e sul sito della Commissione si spiega che è “un sistema di informazioni altamente efficiente e su larga scala che serve nel controllo delle frontiere esterne e nella cooperazione di polizia negli Stati Schengen”. Le informazioni sono archiviate secondo la legislazione di ogni Paese partecipante e riguardano dati come le generalità di base e eventuali segnalazioni di persone armate o pericolose. Dopo pochi anni dalla sua creazione si è capito che non era sufficiente e che bisognava passare ad altro.

SIS II

Nel 2013 è stata messa in funzione la versione 2.0 del sistema SIS (dopo averne deciso l’aggiornamento nel 2001!) Contiene più dati e dovrebbe essere più facilmente consultabile. Nel sistema vengono registrate non solo le persone, le armi da fuoco o i veicoli, come era nel SIS, ma anche barche, manufatti rubati, materiale industriale o azioni e mezzi di pagamento. Serve ad esempio a rifiutare l’ingresso di una persona che non ha diritto ad entrare nell’area Schengen, a trovare qualcuno per cui è stato spiccato il Mandato di cattura europeo o qualcuno sparito. Tutto molto utile, in teoria, peccato che “i terroristi foreign fighters non sono tutti sistematicamente registrati”, denuncia il rapporto. La connettività al sistema, per chi deve fare ricerche, “resta una sfida”, anche se alla riunione dei ministri dell’Interno europei del 20 novembre, dopo gli attacchi di Parigi, era stato promesso di migliorarla. Inoltre, si spiega, se funzionasse bene “un dato inserito nel SIS II su una persona o un veicolo specifico potrebbe dare a Europol informazioni sull’esistenza di un altro Stato membro che sta attualmente investigando un quel particolare target”. Nella realtà se oggi la polizia italiana mette il numero di targa della Renault Clio utilizzata dagli attentatori di Bruxelles probabilmente risulterà che è tutto a posto. Inoltre nelle segnalazioni su SIS II “non è possibile distinguere quante segnalazioni riguardano terroristi” a causa della “mancanza di utilizzo uniforme” del sistema. Quindi de Kerchove invita a migliorare il sistema “il prima possibile” creando “una funzione di ricerca delle impronte digitali”. Nell’archivio ci sono 90 mila impronte digitali ma non è ancora possibile fare ricerche e quindi totalmente inutili. Invita gli Stati membri ad “aumentare i loro contributi e il loro utilizzo di SIS II”, invita Europol a “sviluppare “una sistematica funzione di ricerca di SIS II”, che incredibilmente non è ancora possibile. Si invita a permettere a Frontex, l’agenzia Ue per le frontiere esterne, di accedere al sistema “per migliorare l’analisi del rischio e per scoprire viaggiatori sospetti”.

EIS

Sta per Europol Information System ed è un altro database gestito dall’Ufficio europeo di polizia, Europol, in cui vengono registrati i crimini e le persone coinvolte. Però, si denuncia nel rapporto, in questo archivio ci sono solo 1473 segnalazioni (a gennaio del 2016) di foreign fighters “nonostante le ben fondate stime che circa 5000 cittadini Ue si siano recati in Siria e Iraq per unirsi a Daesh e agli altri gruppi estremisti”.

FPT

Sta per Focal Point Travellers ed è il più recente degli archivi di Europol creato apposta per segnalare e tracciare i foreign fighter di ritorno dalla Siria. Qui quelli segnalati sono 2786, meglio di EIS ma ancora lontano dai 5000 attuali. “Va notato – si legge nel rapporto – che più del 90% dei contributi degli Stati membri riguardo Focal Point Travellers verificati nel 2015 arrivano da appena 5 Stati membri”. Insomma l’archivio c’è, ma i dati li mettono solo 5 Paesi su 28.

VIS Sta per Visa Information System, cioè è l’archivio dei visti a cui dovrebbero contribuire tutti gli Stati membri che partecipano all’area di libera circolazione di Schengen e dovrebbe contenere anche dati biometrici. “La tecnologia gioca un ruolo chiave nel migliorare e rafforzare i controlli alle frontiere esterne – si legge in una trionfante presentazione sul sito della Commissione – nel corso degli anni l’Ue ha sviluppato sistemi IT su larga scala per raccogliere, processare e condividere informazioni rilevanti alla gestione delle frontiere esterne”. Peccato che poi nel rapporto del coordinatore Ue antiterrorismo del primo marzo si spieghi che “Europol non è ancora connessa al Visa Information System”. In pratica un criminale patentato o un terrorista potrebbe risultare un normale cittadino a cui dare un visto per chi consulta solo il VIS.

EURODAC

Sta per European Dactyloscopie (Dattiloscopia europea), è il database europeo delle impronte digitali per coloro che richiedono asilo politico e per coloro che sono entrati clandestinamente nel territorio dell’Unione europea. Tutti quelli che chiedono protezione internazionale in Europa o che vi entrano irregolarmente e hanno più di 14 anni devono essere identificati e inseriti nell’archivio. Anche EURODAC però non è connesso con gli archivi di Europol, anche se questa era una promessa fatta dai ministri dell’Interno dell’Ue lo scorso 20 novembre. Quindi le impronte digitali di chi arriva in Europa non possono essere incrociate con quelle dei sospetti terroristi. La Commissione dovrebbe presentare quest’anno delle proposte per rivedere il funzionamento di Eurodac e SIS II.

SLTD

Sta per Stolen and Lost Travel Documents, cioè i passaporti rubati o persi. E’ un archivio usato dall’Interpol, Organizzazione internazionale della polizia criminale. Però, nonostante le promesse fatte dai ministri europei lo scorso 20 novembre, “almeno due Stati membri non hanno ancora delle connessioni elettroniche agli strumenti di Interpol su tutti i loro punti di accesso alle frontiere esterne”, si legge nel rapporto, “diversi Stati membri aggiornano ancora manualmente l’archivio SLTD e questo causa ritardi nell’aggiornamento e un uso intensivo delle risorse umane” e inoltre “alcuni Stati membri ancora non fanno screening automatici del database SLTD”. In altre parole un terrorista può rubare un passaporto e prima che questo venga segnalato agli altri Stati membri fa in tempo a farsi il giro turistico di tutte le capitali dell’Ue.

PNR

Sta per Passenger Name Record, è l’archivio dei dati sui passeggeri aerei che ancora non esiste e che oggi è al centro delle polemiche. I Governi, sopratutto quello francese, accusano il Parlamento europeo di essere in ritardo nell’adozione. La delegazione degli eurodeputati socialisti francesi però spiega che quella sul PNR è una direttiva che dovrà essere trasposta nelle legislazioni nazionali. Il tempo di trasposizione era tre anni e i socialisti l’hanno ridotto a due. Era anche possibile fare un regolamento, che entra in vigore immediatamente, “ma su questo punto – spiegano i socialisti francesi – Gli Stati membri, compresa la Francia, hanno fatto blocco”.

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